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Diritto feudale: quello che c’è da sapere

Stai cercando informazioni o nozioni di diritto feudale?

Allora ecco subito una buona notizia per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto. Sì, perché in questo articolo parleremo proprio di storia del diritto e, in particolare diritto medievale e feudale.

Se vuoi conoscere il sistema feudale riassunto in pochi ma esaustivi paragrafi, non perdere questa vera e propria guida sull’argomento.

Cercheremo di fornirti tutte le informazioni utili ed importanti sotto ogni punto di vista rilevante, dal punto di vista giuridico e non solo.

Cosa ne dici, ti abbiamo convinto? Molto bene, allora se vuoi saperne di più, non perdiamoci in chiacchiere e andiamo subito, dritti e spediti, al dunque. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – Tesi in diritto del lavoro: argomenti e idee.

Feudalesimo: definizione e sistema

Nei prossimi paragrafi, dunque, ci proietteremo insieme in un viaggio virtuale nel tempo alla scoperta dei tratti caratteristici del diritto feudale: significato, storia, ma anche più in generale e di riflesso il suo sistema politico, economico e sociale. Insomma tracceremo un profilo davvero completo su questo tema. L’argomento ti interessa? Allora allaccia bene le cinture, perché partiamo subito. Buon viaggio.

Ricerca sul feudalesimo

Iniziamo dalle basi del feudalesimo e del diritto feudale: definizione e storia. Per farlo, citiamo uno dei primi risultati che otterresti facendo una ricerca su internet sul feudalesimo. Prendiamo cioè a riferimento quanto riportato da Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti di settore, come Storia medievale di Massimo Montanari (Laterza, 2006). Ecco un estratto di quanto riportato sulla popolare enciclopedia online:

«Il feudalesimo, detto anche “rete vassalla“, era un sistema politico, economico e sociale che si affermò nell’Europa occidentale con l’Impero carolingio (IX secolo) e con la morte di Carlo Magno, fino alla nascita dei primi Stati nazionali nel XIX secolo. In senso sociale ed economico fu un’evoluzione della società curtense. L’abolizione ufficiale del feudalesimo si ha nel 1806 da parte di Napoleone Bonaparte, più di tre secoli dopo la fine del Medioevo».

Più specificatamente riguardo l’ambito giuridico, la stessa fonte aggiunge anche che:

«Il feudalesimo fu il sistema giuridico-politico dominante tra i secoli X e XII. In seguito, la rinascita delle città e dell’economia monetaria ridimensionò molto questa istituzione, che comunque non scomparve. Anzi, tra XIV e XVI secolo si registrò in Europa un diffuso processo di “rifeudalizzazione“.

Con l’avvento degli Stati moderni il feudalesimo perse le caratteristiche giurisdizionali, ma mantenne quelle sociali e politiche fino a quasi tutto il XVIII secolo. In Francia venne abolito solo con la rivoluzione francese nel 1789, mentre altrove rimase vivo, almeno sul piano teorico, anche più a lungo, oltre la Restaurazione».

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti procedendo spediti.

Piramide feudale: vassalli valvassori valvassini

La società feudale ci viene riportata dalla storiografia come un modello gerarchico, fondato su una piramide sociale particolarmente rigida, nella quale i ranghi inferiori erano completamente assoggettati ai primi.

In linea di massima, possiamo affermare che la piramide feudale fosse così costituita:

  • Governante. Un re, un nobile di alto rango o un autorità religiosa;
  • Vassalli. Nobili di medio rango;
  • Valvassori. Nobili di piccolo rango;
  • Milites e Caballari. Aventi il diritto e la possibilità economica di possedere un cavallo e un’armatura, nonché di partecipare alla vita delle corti nonostante privi di grandi risorse;
  • Liberi contadini;
  • Servi della gleba.

A sua volta la gerarchia interna alla nobiltà feudale, comprendeva in ordine di importanza gerarchica queste figure:  Imperatore, Re, Principe, Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone, Signore e Cavaliere.

La società feudale

diritto medievaleA quanto detto finora sulla gerarchia del tempo, possiamo aggiungere che il feudalesimo, e quindi il diritto feudale, si basavano sul presupposto che le persone di rango inferiore assumessero obblighi con i loro immediati superiore, cui dovevano il beneficio.

Per fare un esempio concreto, i piccoli proprietari terrieri privati ambivano ad affidare la loro proprietà ad un feudatario, diventandone vassalli, in modo da fare fronte alle difficoltà economiche. Ma su questo andiamo a scoprine di più nel prossimo paragrafo.

L’elemento giuridico del sistema feudale consisteva innanzitutto nell’immunità, ovvero il privilegio di non subire, entro i confini della signoria feudale, alcun controllo da parte dell’autorità pubblica. Questa prerogativa era associata alla concessione del diritto di giurisdizione nel caso di feudi più grandi. Mentre il diritto di giurisdizione era delegato ad amministrare la giustizia pubblica e a goderne i proventi nel caso di pene pecuniarie.

Infine, per completare il quadro, c’è da dire che la giustizia del re divenne giustizia comitale, amministrata cioè dai conti suoi vassalli.

Vassallo valvassore valvassino

Ma cos’era esattamente il vassallaggio nella società e nel diritto feudale?

Questo fenomeno altro non era che accordo di servizi reciproci tra una persona politicamente, economicamente e militarmente superiore e una meno influente. Il diritto, o meglio regime, di proprietà era dunque basato su questo tipo di spartizione del territorio.

Questo passaggio avveniva attraverso un rito di investitura, con il quale da una parte si giurava fedeltà, dall’altro si concedevano protezione, proprietà fondiarie e benefici economici.

Il termine utilizzato per indicare la prestazione lavorativa gratuita fornita dal vassallo al signore feudale è quello di Corvée e solitamente si svolgeva attraverso la coltivazione della terra.

Scendendo nella scala gerarchica giungiamo al valvassore. Si tratta di una sorta di vassallo minore, come un cavaliere o un prelato minore appartenente alla classe media, non legato direttamente al nobile, ma scelto a sua volta dal vassallo.

Il vassallo del valvassore, invece, era detto invece valvassino.

Diritto e feudalesimo: studi attinenti

Se sei alla ricerca di informazioni sul diritto feudale perché sei un appassionato di politica o uno studente di storia o giurisprudenza, potresti trovare davvero interessanti diversi corsi di laurea e master universitari erogati da Unicusano.

A partire dalla classica intramontabile e sempre utile laurea in Giurisprudenza, non a caso una delle più ambite. Un corso quinquennale in grado di infondere una formazione sul diritto e la sua storia a 360 gradi, nonché accesso a posizioni professionali specifiche come l’avvocatura, la magistratura e il notariato, ma anche nel pubblico impiego o in organismi istituzionali. E poi l’ambito politologico, con i corsi di laurea triennali e magistrali in Scienze Politiche.

Per non parlare dei master universitari dell’aera economico-giuridica, altro fiore all’occhiello dell’offerta formativa targata Università Telematica Niccolò Cusano. Dal master in Diritto del Lavoro, a quello amministrativo o della famiglia.

Questi sono solo alcuni dei tanti corsi previsti nella nostra vasta offerta formativa. Per visionare l’elenco completo ti consigliamo di visitare la sezione didattica del portale Unicusano.it.

E con questo è tutto, almeno per il momento. La nostra guida sul diritto feudale si conclude qui. Abbiamo riassunto i punti salienti dal punto di vista giuridico, ricostruito un po’ di storia e analizzato, di parole come vassallaggio e corvè, significato e caratteristiche principali. Ora sai tutto quello che c’è da sapere su questo argomento.

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Riciclaggio creativo: 5 idee per gli addobbi natalizi

Natale si avvicina e sei alla ricerca di spunti per fare riciclaggio creativo e creare addobbi per la tua casa o il tuo albero?

Allora ecco una buona notizia per te: ti trovi nel posto giusto. In questo articolo, infatti, troverai una vera e propria guida sull’arte del riciclo. Noi ti forniamo qualche idea interessante su cosa e come riciclare per lavoretti fai da te. Ti spieghiamo come realizzarli, tu mettici un pizzico di fantasia per personalizzare il tutto. Prendilo come uno stimolante gioco per il cervello.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamoci in chiacchiere ed entriamo subito nel merito del riciclaggio creativo per ricavare addobbi natalizi davvero belli. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – Idee low cost su cosa fare a Salerno e dintorni a Natale e durante tutto l’anno.

Idee riciclo creativo per un natale speciale

Nei paragrafi che seguono ti forniremo un vero e proprio riciclo creativo tutorial. Per arredare la tua casa a tema natalizio o il tuo albero simbolo della festa più bella dell’anno, in modo da creare la giusta atmosfera che merita. E quale modo migliore di farlo sfruttando il riciclaggio creativo? Andiamo a vedere come.

Riciclo creativo arredamento

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta del mondo del riciclaggio creativo, con alcuni spunti per realizzare oggetti fai da te per addobbare la tua casa, o comunque i tuoi spazi, a tema natalizio. Dalla tavola alle porte e alle finestre, fino agli angoli della tua stanza. La prima

Ecco subito, per l’appunto, due idee fai da te:

  1. La Renna di legno. Una decorazione, un mobile, un segno inconfondibile del natale. Per realizzare il corpo basta un pezzo di legno forato in quattro punti. E proprio in questi ultimi puoi incastrare le zampe, costituite da quattro rametti più piccoli. Un altro pezzo di legno per la testa testa, alla quale aggiungere con due rami sopra, e il gioco è fatto. Rimangono solo due dettagli, non da poco: una pallina da attaccare una goccia di colla come naso e, magari, qualche pigna a mo di occhi e coda. Ancor più facile a farsi che a dirsi;
  2. Centrotavola natalizio. Per questo basta davvero poco, semplicemente riciclare oggetti che avrai certamente in casa. Come un bicchiere in vetro, una candela scaldavivande e qualche stoviglia vintage. Aggiungi qualche pigna e dei rametti di agrifoglio o di pino e avrai il tuo centrotavola a tema natalizio in poche facili mosse. Basta utilizzare le stoviglie come base, inserire la candela nel bicchiere scaldavivande, le pigne e rametti attorno. Il risultato? Elegante, affascinante e perfettamente coordinato all’atmosfera dell’occasione.

Cosa ne pensi di questi primi consigli di riciclaggio creativo per il Natale? Speriamo che ti piacciano, ma siamo solo all’inizio. Continua a leggere e vedrai. Buon proseguimento.

Riciclo creativo stoffa

Vediamo adesso come realizzare delle casette imbottite. Perfette come pensierini di Natale, per essere utilizzate come decorazione per l’albero o, semplicemente inserendo un anello, per diventare dei bellissimi portachiavi.

Realizzarle con degli spezzoni di stoffa, qualche piccolo scarto di feltro e dei bottoncini è semplicissimo. Ecco come:

  1. Prendi due ritagli di stoffa disegnaci sopra la sagoma di una casa. Quella classica formata sostanzialmente da un quadrato con un triangolo sopra come tetto;
  2. Una volta disegnata la sagoma, ritagliala e utilizzala per crearne e ritagliarne un’altra identica;
  3. Unisci le due sagome con un pezzettino di nastro decorativo che chiudiamo o cucendo i due laterali, lasciando libera la parte inferiore;
  4. Dal lato “aperto” della stoffa, introduci adesso del cotone come imbottitura;
  5. Adesso puoi cucire a macchina ripassando i punti e chiudendo anche la parte inferiore.
  6. Una volta che la base della casetta è ben chiusa, puoi decorare il fronte della casetta utilizzando dei ritagli di feltro e qualche bottoncino. Per rimarcare il tetto, puoi ritagliare un altro triangolino di stoffa di altro colore, magari bianco se non lo hai già utilizzato, e attaccarlo nella parte superiore. Quella triangolare, appunto.

arte del ricicloEd ecco che la tua casa di stoffa è pronta. Se inserisci in un angolo in alto l’anello di cui accennavamo in precedenza, potrai appenderlo in un rametto dell’albero di Natale oppure utilizzarlo come simpatico portachiavi a tema.

Volendo, se sai disegnare, puoi adattare questa stessa prassi per realizzare altre forme, come alberi, stelle o renne. Se non è arte del riciclo questa, cosa lo è?

Riciclo bottiglia di plastica o vetro

E a proposito di stoffa, passiamo al riciclo creativo bottiglie di plastica e del vetro. Sì, perché si tratta di elementi perfettamente combinabili assieme.

Devi sapere, infatti, che attraverso questi puoi anche creare dei fantastici gnomi di Natale. In che modo? In cinque semplici mosse:

  1. Prendi una bottiglia (magari non eccessivamente grande);
  2. Usa un cono di pannolenci come cappello dello gnomo;
  3. Incolla il cappello sulla bottiglia;
  4. Utilizza un po’ di cotone o pelliccia finta a mo di barba;
  5. Aggiungi una pallina di legno di stoffa come naso.

Et voilà: il tuo fantastico gnometto magico è pronto. Facile vero? E vedrai che risultato: garantito. Uno dei risultati migliori co il minimo sforzo del riciclaggio creativo sotto le feste.

Riciclo creativo carta

Parlando di riciclaggio creativo, non poteva mancare un approfondimento dedicato alla carta. E proprio all’utilizzo della carta fa riferimento la nostra quinta idea per le decorazioni di Natale.

Se in casa hai dei vecchi giornali o riviste da buttare, anziché gettarli puoi ancora riutilizzarli in maniera creativa. Per fare cosa? Ma un bellissimo alberello di Natale di carta naturalmente.

Inizia creando alcuni cornetti con le pagine della rivista. Ricordati di fermateli aiutandoti con una cucitrice nei punti più stabili. A questo punto, incolla sopra ad un bastone di 25 centimetri i rami di carta che hai preparato.

Infine, in cima, puoi decorare il tutto con un bel fiocco colorato. E ancora una volta, il gioco è fatto. A questo punto l’arte del riciclo creativo non ha più misteri per te.

Riciclo creativo bambini

Concludiamo questa nostra guida sul riciclaggio creativo, sottolineando la sua importanza sia per i bambini che per gli adulti, in particolare nel periodo festivo.

Perché il Natale non è solo regali. A costituire il vero Natale è l’atmosfera, la gioia, il calore dello stare insieme e volersi bene, il sapersi adattare anche con poco e stringersi l’un l’altro. La cena della vigilia e il pranzo di Natale contribuiscono fortemente, in maniera decisiva, a creare questo senso di unione, comunione e appartenenza. Che proprio per questo non è e non deve essere sinonimo di spreco.

L’arte del riciclo creativo può sintetizzare tutto ciò: è un gioco per i bambini, un modo per stare insieme, valorizzare quello che si ha, creare qualcosa insieme e non sprecare nulla. Il modo migliore per passare le feste natalizie e imparare un po’ di fai da te. Non credi?

E con questo tutto, la nostra guida almeno per il momento si ferma qui. Se l’argomento ti è piaciuto, ricorda che sul web ci sono diversi tutorial sul riciclaggio creativo, da youtube ai tanti siti dedicati al tema. Basta cercarli, anche se siamo convinti che anche tu potresti crearne uno con tutti gli spunti che ti abbiamo dato in questo articolo.

A questo punto non ci rimane dunque che augurarti Buon Natale e buon fai da te. Auguri.

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Cos’è la dislessia: quello che devi sapere

Stai cercando informazioni su cos’è la dislessia?

In questo articolo cercheremo di metterti al corrente di tutto ciò che c’è da sapere su questo tema. Dalla definizione alle cause, da come riconoscerla attraverso gli appositi test, a chi sono i dislessici famosi. Giusto per farti capire che non c’è alcun motivo per sentirsi inadeguati se si ha questo disturbo. Insomma, siamo pronti a fornirti una vera e propria guida sull’argomento.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di cos’è la dislessia. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – Giochi per il cervello: i 10 da provare assolutamente.

Dislessia: cos’è

Nei paragrafi che seguono andremo dunque a capire meglio cos’è la dislessia, compresi quali studi fare per approfondire ulteriormente questa tematica. Cominciamo subito.

Dislessia: significato

Iniziamo questa nostra guida dalle prime due cose da sapere sulla dislessia: definizione e significato.

Ecco cosa die in merito il vocabolario Treccani:

«Disturbo, generalmente di tipo neurologico, rilevato soprattutto a carico dei bambini, consistente nell’incapacità di apprendere a leggere con rapidità e l’abilità normali per una data età e conformi al rendimento del soggetto in altre attività».

La stessa autorevole fonte, nella sua enciclopedia specifica che è possibile distinguere tra:

  1. Dislessia evolutiva, i cui sintomi si manifestano durante la fase di apprendimento della lingua scritta;
  2. Dislessia acquisita (cioè dislessia adulti), sopraggiunta in persone adulte che avevano precedentemente acquisito in maniera normale la capacità di leggere, in conseguenza di lesione cerebrale, molto spesso a carico del giro angolare e di quello sopramarginale dell’emisfero sinistro.

Aggiungiamo anche la definizione di dislessia Wikipedia, che cita autorevoli fonte del settore:

«La dislessia, nota come disturbo della lettura, è una condizione caratterizzata da problemi con la lettura e l’incomprensione del labiale, nonostante chi ne soffra abbia un’intelligenza normale. Diverse persone ne sono colpite in misura diversa.

I problemi possono includere difficoltà nella pronuncia delle parole, nella lettura veloce, nella scrittura a mano, nella pronuncia delle parole durante la lettura ad alta voce e nella comprensione di ciò che si legge.

Spesso queste difficoltà vengono notate inizialmente a scuola».

Inoltre, in caso di compromissione totale delle capacità di lettura si parla di Alessia (dall’inglese Alexia). Bisogna poi specificare che tali difficoltà sono involontarie e le persone con questo disturbo hanno un normale desiderio di apprendimento.

Ora che abbiamo compreso un po’ meglio cos’è la dislessia e come riconoscerla, cerchiamo di analizzarne cause e sintomi.

Dislessia: cause

A questo punto, ti starai probabilmente chiedendo quali sono le cause della dislessia.

È importante chiarire, così come abbiamo già accennato, che essa non dipende da un deficit di intelligenza. E nemmeno da problemi ambientali o da deficit di tipo neurologico o sensoriale. Piuttosto i dislessici hanno un cervello che funziona in modo diverso. Inizialmente alcuni ricercatori hanno cercato di correlare l’incapacità di vedere chiaramente le lettere allo sviluppo anormale delle loro cellule nervose visive.

In epoca più recente, gli studi sulla materia si sono concretate principalmente su due direzioni:

  1. Neuroanatomica
  2. Genetica

Nel primo caso, in particolare nel corso dell’ultimo decennio, gli studi sull’attivazione cerebrale condotti con la moderna tecnica della tomografia ad emissione di positroni (PET) hanno consentito notevoli passi avanti in merito alla comprensione della base neurale del linguaggio. Da qui prende forza la cosiddetta teoria cerebellare della dislessia.

Secondo quest’ultima la compromissione del movimento muscolare, controllato dal cervelletto, influenzerebbe la formazione delle parole che hanno bisogno dei muscoli della lingua e facciali per essere formulate. E proprio ciò sarebbe alla base dei problemi di scioltezza di cui soffrono diversi dislessici.

Dal punto di vista della genetica, invece, gli studi suggeriscono che uno sviluppo corticale anormale si verifichi prima o durante il sesto mese di sviluppo del cervello del feto. In alcuni dislessici sono state notate formazioni di cellule anormali nelle strutture cerebrali e sottocorticali non linguistiche.

Dislessia: sintomi

Ok, ora sappiamo cos’è la dislessia, ma attraverso quali sintomi possiamo riconoscerla?

Secondo quanto suggerisce un’attenta lettura di testi come Mechanisms of left-right asymmetry and patterning: driver, mediator and responder di Hamada, Hiroshi e Tam e Patrick P.L, possiamo affermare che, per quanto riguarda in particolare la prima infanzia, potrebbero essere sintomi di dislessia:

  1. L’insorgenza ritardata della parola;
  2. La difficoltà nel distinguere la destra dalla sinistra;
  3. Difficoltà di direzione;
  4. Mancanza di consapevolezza fonologica;
  5. Facilità di essere distratti a causa di rumori di sottofondo.

Pr quanto concerne i bambini in età scolare, invece, potrebbero costituire dei sintomi di dislessia la difficoltà nell’individuare parole in rima o il contare il numero di sillabe, come suggerito in Dyslexia and Related Disorders. A cui potremmo aggiungere quanto sostenuto da Lindsay Peer e Gavin Reid in Multilingualism, Literacy and Dyslexia, ovvero che un altro sintomo può essere la difficoltà nel segmentare le parole in singoli suoni o fondere suoni nella produzione di parole. Ed infine la difficoltà nel nominare gli oggetti o ricercare la parola giusta. Inoltre, più in generale, le persone con dislessia hanno spesso scarse capacità ortografiche, quindi presentano disortografia e disgrafia.

Test dislessia

Prima di concludere la nostra guida su cos’è la dislessia, ti segnaliamo che non tutti i casi di difficoltà di lettura rientrano in questo disturbo. Tale difficoltà, infatti, può ad esempio essere causata da un insegnamento insufficiente o da problemi di udito o di vista. In questi casi non si parla di dislessia.

Mentre il disturbo vero e proprio, piuttosto, viene diagnosticato attraverso una serie di test, come l’Evaluating a child for a reading disorderche o l’Evaluating an adult for a reading disorder. Questi prendono in esame, oltre alla vista, la capacità di lettura, l’ortografia e la memoria. Per maggiori approfondimenti o specializzarti in questa tematica, ti consigliamo il nostro Master I Livello in Diagnostica e riabilitazione delle sindromi autistiche e altri disturbi della comunicazione

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Film sulla cucina: ecco quelli da vedere assolutamente

Sei uno chef o un amante del cinema e vorresti vedere qualche bel film sulla cucina?

Allora abbiamo una notizia davvero interessante per te. E cioè che ti trovi decisamente nel posto giusto. In questo articolo, infatti, andremo alla scoperta delle migliori pellicole a tema film su cibo e cucina. Dai quelli per imparare a cucinare ai film da vedere con gli amici.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e andiamo subito a scoprire di più: i film sul cibo, la cucina e i cuochi ci aspettano.

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Film e cucina: l’appetito vien guardando

Nei prossimi paragrafi andremo dunque a conoscere meglio i film sulla cucina più belli di sempre. Film belli da vedere, ma anche in grado di far venire l’acquolina in bocca. Per questo è proprio il caso di augurarti buona lettura, buona visione e anche buon appetito.

Sapori e dissapori

Inauguriamo la nostra carrellata di film sulla cucina, con una pellicola che ha come protagonista una chef di successo di nome Kate, interpretata dalla bella e brava attrice Catherine Zeta-Jones. Un vero e proprio film sui cuochi e sulla competizione in cucina.

Nel caso specifico Kate si sente minacciata dalla presenza di Nick (alias Aaron Eckhart), capace e simpatico chef assunto come secondo chef nel suo stesso ristorante, quando la protagonista avrà bisogno di assentarsi da lavoro per un breve periodo per prendersi cura della nipote, la piccola Zoe, dopo la morte della sorella.

Uscito nelle sale nel 2007 e diretto da Scott Hicks, si tratta del remake statunitense di una pellicola tedesca del 2001: Ricette d’amore di Sandra Nettelbeck.

Chef – La ricetta perfetta

Altra competizione tra chef, altro film sulla cucina.

Per essere più precisi, in questo caso a sfidarsi sono il noto Carl Casper (interpretato da Jon Favreau) e il critico gastronomico Rmasey Michel (alias Oliver Platt). La cucina di Casper aveva sempre riscosso pareri positivi, fino alla stroncatura dello stesso Michel.

Lo chef, pasticciando con i social network, attacca duramente il suo antagonista e lancia una sfida allo stesso critico. Come finirà?

Il pranzo di Babette

Continuiamo la nostra carrellata di film sulla cucina con una trama un po’ più complessa.

Ci troviamo in un piccolo villaggio della Danimarca intorno alla fine del XIX secolo. È proprio qui e in quest’epoca che vivono due anziane sorelle, Martina e Philippa, figlie di un pastore protestante, decano e guida spirituale del luogo.

A seguito della morte del padre, le sorelle, i cui nomi sono ispirati da Martin Lutero e Filippo Melantone, si ritrovano ad ereditare la direzione della locale comunità religiosa. Ciò nonostante, le due continuano a condurre una vita semplice, senza accettare proposte di matrimonio e, soprattutto, prodigandosi per per aiutare i più sfortunati.

È proprio così che incontrano la parigina Babette Hersant e la loro storia si intreccia con la sua. Babette è sfuggita alla repressione della Comune di Parigi, nella quale ha perso il marito ed il figlio.

Un giorno Babette riceve dalla lotteria francese una vincita di diecimila franchi d’oro alla lotteria, con i quali decide di dedicare un pranzo alla memoria del pastore padre di Martina e Philippa, in occasione del centenario della sua nascita. Ed è così, dalla magia che scaturisce dalla bontà del cibo, ma anche dall’atmosfera e dall’amore con cui i piatti sono stati cucinati da Babette, che tutti diventano gioviali e felici.

La cuoca del Presidente

film sui cuochiFilm sulla cucina francese del 2012 diretto da Christian Vincent. La trama è ispirata alla vita di Danièle Mazet-Delpeuch. Di chi si tratta? Della cuoca personale del presidente François Mitterrand dal 1988 al 1990. Una donna dal carattere forte, nominata a sorpresa responsabile della cucina dell’Eliseo, grazie alla sua genuinità. Ma come si rapporterà con il dietro le quinte delle stanze del potere?

Il titolo originale in lingua madre è Les Saveurs du palais e ad interpretare la protagonista è l’attrice Catherine Frot. Mentre il ruolo del presidente viene impersonificato da Jean d’Ormesson.

Amore, cucina e curry

Ed eccoci alla categoria film di cucina e amore. Per l’esattezza si tratta dell’adattamento cinematografico del romanzo di Richard Morais dal titolo Madame Mallory e il piccolo chef indiano.

Al centro della storia le vicende della famiglia Kadam di Mumbai che, trasferitasi in Europa, più esattamente nel sud della Francia a Saint-Antonin-Noble-Val, apre un ristorante tradizionale della loro cucina tipica. La concorrenza però è forte, soprattutto da parte di Madame Mallory e il suo locale: Le Saule Pleureur. La Mallory è infatti un’austera chef di fama internazionale, insignita persino dalla Guida Michelin.

Dalla rivalità fra questa e il giovane Hassan nascerà una vera e propria guerra tra culture culinarie. Chi avrà la meglio e, soprattutto, come evolverà il rapporto tra i due? Lo scopriremo solo guardando il film.

The Ramen Girl

Ecco un altro dei film più belli da vedere sulla cucina. Protagonista una giovane studentessa americana, interpretata da Brittany Murphy, che dopo essere stata abbandonata dal fidanzato si ritrova da sola a Tokyo. Finché inizierà a lavorare in un bistrot di ramen. Ed è proprio dalla sua storia che si sviluppa questo bel film sulla cucina giapponese.

Il ramen, infatti, è un tipico piatto nipponico a base di di carne o pesce sotto forma di spaghetti o tagliatelle all’uovo in brodo.

Cook Up a Storm

Una volta addentrati nella cultura asiatica, passiamo ad un film sulla cucina cinese. Incentrato su una competizione culinaria internazionale che vede sfidarsi, tra gli altri, un cuoco cantonese e uno stellato chef francese.

I due scopriranno di avere molto in comune, nonostante partito da due cucine completamente differenti per sapori, tradizioni e cultura. Da una parte un cuoco famoso per il suo cibo cantonese di strada e l’altro un chef raffinato europeo. Cosa verrà fuori e quale rapporto si svilupperà mescolando le loro abilità, in una fusione tra Oriente e Occidente?

Scoprilo guardando questo film sulla cucina 2017, quindi abbastanza recente.

Comme un Chef

Film sulla cucina molecolare e al nouvelle cuisine e non solo.

Uno dei due protagonisti, Alexandre Lagarde, è un grande chef in crisi di ispirazione e, soprattuto, è assediato da rampanti adepti delle nuove forme e tenenze della cucina. Riuscirà a districarsi e a ritrovare la vena di un tempo? Non possiamo certo spoilerare il finale, ma ti diamo un’anticipazione: l’incontro con l’altro protagonista cambierà il loro destini. Lui è Jacky Bonnot, giovane cuoco dall’innato talento tra i fornelli, ma reduce dall’ennesimo licenziamento.

Il resto ce lo racconta questa pellicola del 2012 diretta da Daniel Cohen. Ad interpretare i due protagonisti sono due grandi artisti:

  1. Jean Reno interpreta Alexandre Lagarde;
  2. Michaël Younnei panni di Jacky Bonnot.

Il film è una commedia che vede per protagonisti due cuochi, interpretati da Jean Reno e Michaël Youn, il cui incontro cambierà in positivo il destino di entrambi.

Film di cucina: altre pellicole da non perdere

Quelli che ti abbiamo presentato finora sono solo alcuni dei tanti film sulla cucina che hanno contribuito a fare la storia del cinema. A loro abbiamo dedicato un focus specifico con l’intenzione di soddisfare quanti più generi cinematografici possibili. Ma meritano certamente altrettanta considerazione cinque lungometraggi come:

  1. Il sapore del successo, di John Wells del (film sulla cucina 2015);
  2. Julie & Julia, di Nora Ephron (2009);
  3. Chocolat, di Lasse Hallstrom (2000);
  4. Rataouille, prodotto dalla Pixar (2007);
  5. Soul Kitchen, di Fatih Akin (2009).

E con questo si conclude la guida Unicusano sui film sulla cucina. Adesso non rimane che sceglierne quale guardare per primo. Magari davanti a qualcosa da sgranocchiare.

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5 consigli utli per non sentirsi inadeguati

Come fare a non sentirsi inadeguati in particolari situazioni di imbarazzo?

Certamente può aiutare tenere un diario personale o darsi la carica con frasi incoraggianti o di in bocca al lupo. Tutte cose utili, e di cui parleremo, ma che non sempre bastano. Ecco perché, in questo articolo, cercheremo piuttosto di trovare le motivazioni che stanno all’origine del senso di inadeguatezza e soprattutto delle soluzioni più efficaci e durature per fronteggiare questa brutta sensazione.

Ci sono coloro che hanno il problema di sentirsi inadeguati in amore o chi ha paura di essere all’altezza sul lavoro e quelli che provano insieme un senso di inadeguatezza e depressione. Se anche a e capita di ritrovarti in situazioni del genere, non preoccuparti: non sei l’unica persona al mondo, anzi è una sensazione piuttosto comune e diffusa, ma soprattutto è una difficoltà che si può superare. Basta avere personalità e maggiore consapevolezza di se stessi e di ciò che sta intorno.

Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito della questione: come fare per non sentirsi inadeguati.

Problemi relazionali: senso di inadeguatezza

Nei paragrafi che seguono, cercheremo dunque di saperne di più su come a rilassare la mente e riuscire a non sentirsi inadeguati nelle situazioni che ci imbarazzano. Lo faremo attraverso cinque consigli utili che speriamo possano farti superare ogni eccessiva paura di sbagliare o complessi come quello di sentirsi falliti, che spesso rischiano di sfociare in un disturbo evitante o nel ritiro sociale.

Inadeguato: significato

Prima di tutto, occorre capire cosa si intende per inadeguatezza e quindi sentirsi inadeguata o inadeguato, uno status che il vocabolario Treccani definisce in questo modo:

«Non adeguato; inferiore, insufficiente per qualità o quantità a un determinato scopo: essere inadeguato a un compito, a un lavoro; stipendio inadeguato alle necessità di vita; frequente con uso assol.: accingersi alla lotta con mezzi inadeguati; avere una preparazione inadeguata».

Ne consegue che l’inadeguatezza è il fatto di essere inadeguato. Una sensazione, però, che spesso non ha motivo di esistere e che può essere dipeso da diversi motivi. Al centro dei quali c’è il tema della paura e un eccessivo senso di vergogna.

Quando questo genere di sensazioni ed emozioni prendono il sopravvento si tende a credere che:

  1. Non valgo niente;
  2. I miei difetti sono insormontabili;
  3. Non merito attenzioni e affatto da chi voglio bene;
  4. Devo sospettare di chi mi mostra affetto;
  5. Non merito di essere amato o amata e quindi sento inadeguatezza in amore;
  6. Se raggiungo dei traguardi sono solo frutto di fortuna e non delle mie capacità o della mia bravura.

Da queste considerazioni sbagliate e quindi da una lettura errata o comunque pessimistica della realtà, possono a loro volta derivare sindrome e disturbi controproducenti. Andiamo a scoprire quali.

Disturbo evitante della personalità e sindrome dell’impostore

Sentirsi inadeguati sfocia spesso in un disturbo di personalità caratterizzato da un’estrema sensibilità che porta all’inibizione sociale. Questo è detto Avoidant Personality Disorder (AvPD), in italiano disturbo evitante della personalità o disturbo ansioso di personalità.

Le persone affette da questo particolare disturbo si autoconvincono di essere socialmente incapaci o non attraenti a livello personale e per questo hanno paura di risultare antipatici, di essere rifiutati e ridicolizzati e quindi a sentirsi sempre fuori posto. Questo li porta ad evitare il più possibile le interazioni sociali.

Non è invece riconosciuto, ad oggi, come disturbo mentale la sindrome dell’impostore, altra particolare sensazione del sentirsi inadeguati.

Sindrome dell’impostore

inadeguatezzaAnche i migliori sbagliano, si sa. Ma un fenomeno forse sottovalutato è quello che affligge persone in gamba che però tendono a sottovalutare le proprie capacità. Anche questa è un modo di sentirsi inadeguati. Questa sindrome è detta “dell’impostore”.

Questa definizione è stata coniata nel 1978 da due psicologhe, Suzanne Imesda e Pauline Clance, in The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervention. All’interno del quale spiegano come si tratti di una condizione psicologica particolarmente diffusa fra le persone di successo, caratterizzata dall’incapacità di interiorizzare i propri successi e dal terrore persistente di essere esposti in quanto “impostori”.

In particolare molte donne, nonostante le eccezionali doti accademiche e professionali, persisterebbero nel credere di non essere davvero brillanti. Bensì avrebbero in un certo senso ingannato chiunque la pensi diversamente, ricevendo dunque una considerazione o una gratificazione eccessiva e non meritata. Nei casi più seri, questo sentirsi sbagliati è un pensiero che terrorizza la “vittima” della sindrome dell’impostore.

Cinque consigli per stare meglio con se stessi

Fatte tutte le doverose premesse del caso, passiamo adesso ai cinque consigli che ti abbiamo promesso per non sentirsi inadeguati:

  1. Impara ad ascoltare te stesso, le tue paure e i tuoi sentimenti. Come abbiamo accennato nell’introduzione di questo articolo, se è utile puoi anche tenere un diario personale nel quale appuntarti le tue sensazioni, le situazioni nelle quali non ti senti all’altezza, i tuoi pregi e i tuoi difetti. In modo da avere chiari quali sono questi ultimi e tentare di correggerli;
  2. Poniti dei piccoli obiettivi e raggiungili. Inizia da qualcosa che ami o in cui credi. Fai solo promesse realistiche e inizia a mantenerle. Aiuta gli altri. Concentrati su di te, ma non solo. Renderti utile a chi ha bisogno fa bene al tuo spirito e aumenta la tua sicurezza. Esci dalla tua zona di comfort. Basta scappare, bisogna essere determinati. Sfida le gradualmente le situazioni che ti mettono a disagio;
  3. Elimina qualcosa di deleterio. Se hai vizi o atteggiamenti specifici che non ti piacciono, ma ai quali non riesci a rinunciare, è il momento per neutralizzarli. Se ci riuscirai, ti sentirai davvero soddisfatto. Questo esercizio servirebbe a tutti per accrescere la propria autostima e dunque capire come essere sicuri di se. Allo stesso modo, non circondarti di persone negative che non credono in te o che sono brave solo a criticare o a farti sentire accusato o a disagio;
  4. Pensa e agisci positivo. Senza arroganza, l’ottimismo aiuta a vivere meglio;
  5. Trova il modo di darti la carica. Spesso fare attività fisica aiuta a distrarsi, a concentrare le forze e a sentirsi meglio. Molti traggono forza anche leggendo frasi e aforismi motivazionali.

Proprio di quest’ultimo punto parleremo nell’ultimo paragrafo di questa guida.

Frasi motivazionali

Ed eccoci quasi giunti alla fine della nostra guida. Prima di concludere, però, vogliamo lasciarti un ultimo regalo per non sentirsi inadeguati: frasi motivazionali per avere maggiore fiducia in se stessi. Ecco una piccola raccolta di dieci citazioni per te:

  1. «Osa diventare ciò che sei. E non disarmarti facilmente. Ci sono meravigliose opportunità in ogni essere» – André Gide;
  2. «Nessun uomo è inutile, se allevia il peso di qualcun altro» – Mahatma Gandhi;
  3. «Ogni vincitore che abbia mai incontrato dice: “la mia vita è cambiata quando ho iniziato a credere in me stesso”» – Robert Harold Schuller;
  4. «Solo perché una cosa non fa ciò che tu ti aspetti, non significa che sia inutile» – Thomas Edison;
  5. «Incontrerai sempre persone che cercheranno di sminuire i tuoi successi. Cerca di non essere tu il primo a farlo» – Michael Crichton;
  6. «In natura non c’è niente di inutile; nemmeno l’inutilità stessa» – Michel de Montaigne;
  7. «Togli il “non” dalla frase “non posso”» – Samuel Johnson;
  8. «Più l’universo ci appare comprensibile, più ci appare inutile» – Steven Weinberg;
  9. «Nessun può obbligarti a sentirti inferiore senza il tuo consenso» – Eleanor Anne Roosevelt;
  10. «Puoi avere ciò che vuoi semplicemente se sei disposto a liberarti della convinzione che tu non puoi» – Harold Robbins.

E con questo è tutto. Adesso tocca a te fare di tutto per non sentirti inadeguato. Credere in te stesso è il primo passo, per tutto il resto rileggi pure questa guida ogni volta che vuoi, sperando che possa esserti utile.

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Imposta doganale: cos’è e a cosa serve

Sai cos’è e a cosa serve l’imposta doganale?

Se stai cercando maggiori informazione su dazi, codici, cambio o tariffa doganale, magari per la tua tesi in diritto del lavoro o sulla internazionalizzazione delle imprese, ma anche per semplice curiosità, sei nel posto giusto.

In questo articolo, infatti, parleremo proprio di questo, cercando di guidarti in tutto ciò che c’è da sapere in merito. Vuoi saperne di più? Allora non perdiamo tempo e iniziamo subito. Buona lettura.

Dazi doganiali: cosa sono

Nei paragrafi che seguono, andremo dunque a capirne qualcosa in più su cos’è l’imposta doganale e a cosa serve. Cercando di mettere ordine fra cambio doganale, tabelle, codici doganali e via dicendo. Nozioni utili anche per il calcolo dazi doganali online.

Dazi doganali: significato

Le imposte doganali sono dette anche dazi.

Il significato del termine dazio deriva dal latino “datio” ovvero “dare”. Ecco la definizione che suggerisce in merito l’Enciclopedia Italiana Treccani:

«Le imposte indirette sulle merci, riscosse durante la loro circolazione dall’intermediario che ne assume il trasporto o l’introduzione nei singoli comuni o nello Stato, si dicono generalmente dazi e si dividono in dazi interni ed esterni, a seconda che si percepiscono al momento in cui gli oggetti tassati passano il confine amministrativo del comune o il confine politico dello Stato».

Per essere ancora più precisi, e attinenti con il tema che stiamo trattando, ovvero le imposte doganali, sempre citando la stessa fonte aggiungiamo:

«I dazi interni o di consumo si riferiscono principalmente alle finanze locali; i dazi esterni o di confine, o diritti doganali, hanno rapporto esclusivamente alle finanze dello Stato, colpiscono unicamente le merci che sono oggetto di scambi internazionali e assumono caratteri diversi a seconda degli scopi fiscali, economici, politici che con essi lo stato si propone».

In sintesi, dunque, possiamo affermare che, a livello economico, l’imposta doganale altro non è che un dazio applicato sulle merci che circolano attraverso Paesi diversi. Il valore varia e si determina solitamente in base al prezzo di fattura o con altri mezzi a disposizione della dogana.

Per alcuni prodotti è invece periodicamente stabilito con apposita tabella dazi doganali import in linea ufficiale.

Tariffe doganali UE

Iniziamo adesso un viaggio per vedere le differenze di imposta doganale tra i più importanti mercati mondiali.

Cominciamo con l’Unione Europea. Vigendo un mercato unico, quando si importano merci da un paese dell’UE all’altro, non si paga alcun dazio. Mentre vengono applicate le medesimi imposte doganali nei confronti delle merci provenienti da Paesi extra Unione.

Le imposte doganali possono essere calcolate principalmente sul valore, sul peso o sul volume dei beni. Ma queste possono inoltre variare anche in base ad altre caratteristiche. Come, ad esempio, il tasso alcolico in caso di bevande.

Dazi doganali Cina

Affrontato il tema dell’imposta doganale all’interno dell’UE, cerchiamo adesso come calcolare i dazi dalla Cina. In questo caso è determinante il valore dei prodotti importati. Esso include quattro costi:

  1. Quello effettivo del prodotto;
  2. L’assicurazione;
  3. La spedizione;
  4. Il costo dei campioni e degli stampi.

Un documento fondamentale, utilizzato dalle autorità dell’Unione Europea per calcolare i dazi, è la polizza di carico. Questa viene rilasciata dal fornitore all’azienda di trasporto.

Dazi doganali USA

Per quanto riguarda l’imposta doganale dagli Stati Uniti d’America, invece, forse non sai che a partire da febbraio 2018 è stato pubblicato un nuovo regolamento che “istituisce dazi doganali supplementari sulle importazioni di determinati prodotti originari degli Stati Uniti d’America”.

In particolare, tale regolamento si applica a quattro prodotti originari proprio degli USA:

  1. Mais dolce;
  2. Montature per occhiali di metallo;
  3. Gru mobili;
  4. Pantaloni jeans.

Da marzo dello stesso anni, per queste merci, provenienti dagli Stati Uniti, viene dunque inserito un un’imposta aggiuntiva pari al 4,3%, oltre al dazio doganale già in vigore.

Tasse doganali: studi attinenti

Se ti interessa saperne di più sull’imposta doganale, perché vuoi conoscere meglio i mercati internazionali dal punto di vista giuridico, finanziario ed economico, devi sapere che ci sono dei master Unicusano che fanno decisamente al caso tuo.

Primo fra tutti, quello probabilmente più attinente all’argomento che stiamo trattando: stiamo parlando del Master di I Livello in “Pianificazione fiscale e doganale negli scambi con l’estero e per l’internazionalizzazione delle imprese”.

Un Master che offre un percorso didattico in grado di fornire ai partecipanti una formazione di tipo specialistico per quanto riguarda il diritto doganale e il sistema degli scambi internazionali di merci. Anche alla luce dei requisiti richiesti dal nuovo codice doganale in vigore da maggio 2016.

Tra gli argomenti trattati, troviamo ad esempio:

  1. Il quarto internazionale;
  2. Le fonti del diritto doganale;
  3. Le operazioni in dogana;
  4. Destinazioni e regimi doganali;
  5. Pianificazione e impatti nell’attività aziendale;
  6. La fiscalità doganale;
  7. L’accertamento doganale;
  8. Gli adempimenti doganali connessi alla dichiarazione delle merci;
  9. Le regole internazionali sul commercio di beni;
  10. Il settore extatributario;
  11. Profili internazionali dell’IVA;
  12. Gli scambi intracomunitari di beni e servizi;
  13. La pianificazione fiscale del movimento internazionale delle merci.

Interessante vero? Ma questo è soltanto uno dei corsi erogati dal’Università Niccolò Cusano in questo ambito. Per visionare la lista completa, ti consigliamo di visitare l’area economica-giuridica dei nostri master nella sezione didattica del sito Unicusano.it

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Tesi in diritto del lavoro: argomenti e idee

Sei alla ricerca di idee e consigli utili per realizzare la tua tesi in diritto del lavoro?

Non preoccuparti, pensa solo a come rilassare la mente e il corpo e leggi questo articolo, nel corso del quale ti guideremo passo passo suggerendoti idee e argomenti tesi diritto che potresti utilizzare per redigere il tuo elaborato finale per la laurea o master che sia.

Iniziamo con il dire che il diritto del lavoro può essere uno degli argomenti più interessanti su cui scrivere una tesi sperimentale giurisprudenza. Quindi complimenti per la scelta.

Ma detto ciò, non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito della questione.

Tesi sperimentale diritto del lavoro: tutto quello che devi sapere

Nei prossimi paragrafi, andremo dunque alla ricerca delle migliori tracce sui quali sviluppare una tesi in

. Come detto, si tratta di temi ideali per una laurea in Giurisprudenza, ma rappresentato anche argomenti tesi economia piuttosto validi. Ma procediamo in ordine e per gradi.

Tesi diritto: compilativa o di ricerca

Prima di suggerirti alcuni temi chiave per scrivere una tesi in diritto del lavoro, visto che abbiamo accennato che si tratta di un argomento che ben si presta alla realizzazione di un elaborato di tipo sperimentale, chiariamo la distinzione fra tesi compilativa e di ricerca.

  1. La tesi compilativa è quella che si basa sull’approfondimento o la rielaborazione di concetti già esistenti o dimostrati, facendo riferimento a delle fonti già esistenti e ben precise;
  2. La tesi di ricerca (o, appunto, sperimentale) è incentrata sull’analisi di una situazione nuova o magari affrontata da te stesso in prima persona. Per essere portata a termine presuppone dunque incontri, sopralluoghi, visite oppure esperienze lavorative come stage in enti o aziende. E, perché no, eventuali lavori part-time per studenti. Questa potrebbe essere una prima traccia di cui parlare nella tua tesi.

Chiarito ciò e fatte tutte le necessarie premesse del caso, entriamo adesso nel dettaglio riguardo l’argomento che ti sta maggiormente a cuore. Dal prossimo paragrafo, come promesso, troverai tanti altri consigli e nuove idee sugli argomenti da trattare in una tesi in diritto del lavoro. Buona lettura.

Diritto del lavoro argomenti principali

Per individuare i migliori argomenti da utilizzare per realizzare una tesi in diritto del lavoro, non possiamo non partire dalle basi. Può sembrare banale o troppo facile da pensare, ma spesso è proprio da lì che nascono le migliori idee.

Andiamo dunque a vedere a definizione di diritto del lavoro fornita dall’Enciclopedia Treccani. Eccola riportata qui di seguito:

«Complesso delle norme dell’ordinamento giuridico che disciplinano il lavoro come fatto economico e sociale. Nel diritto del lavoro rientrano anche il diritto sindacale, che disciplina il funzionamento delle associazioni sindacali nei loro rapporti con lo Stato, e la legislazione sociale, mentre la parte relativa alle assicurazioni sociali assume l’autonoma denominazione di diritto della previdenza sociale».

Ed ecco magicamente che abbiamo già individuato due aspetti fondamentali che possono ispirare la tua tesi in diritto del lavoro: sindacalismo e previdenza sociale.

tesi dirittoUn esempio in questo ambito? Tesi diritto del lavoro: licenziamento. Una traccia chiara e diretta che si presta ad approfondimenti di diversa natura, specialmente se vai a ricercare e a trattare qualche caso specifico particolare.

Altra branchia interessante potrebbe essere trattata attraverso una tesi diritto del lavoro nella pubblica amministrazione. Magari per verificare se e come, con l’evolversi dell’innovazione nella PA, si evolve a sua volta il diritto del lavoro.

Esempio tesi di laurea Giurisprudenza: ecco 20 idee

Altri argomenti più specifici che possono legarsi ad una tesi in diritto del lavoro, possono essere ad esempio:

  1. Il licenziamento disciplinare del pubblico dipendente prima e dopo il Jobs Act;
  2. Il concetto di giusta causa di licenziamento nella giurisprudenza;
  3. Giovani e mercato del lavoro: La nuova disciplina dell’apprendistato;
  4. Lo sfruttamento del lavoro minorile: aspetti giuridici e sociali;
  5. Prerogative datoriali e ruolo del sindacato;
  6. La precettazione nello sciopero nei servizi pubblici essenziali;
  7. Il diritto ad una vita dignitosa: prospettive di reddito minimo di garanzia in Italia;
  8. La politica comunitaria in materia di lavoro degli extracomunitari;
  9. I diritti dell’uomo nell’età della globalizzazione;
  10. Produttività del lavoro e contrattazione di secondo livello;
  11. Le convenzioni di integrazione lavorativa dei disabili nella legge 12 marzo 1999, n. 68;
  12. L’accesso al lavoro da parte dei disabili: dall’avviamento obbligatorio al collocamento mirato;
  13. Profili giuridici del mobbing;
  14. Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  15. Diritto del lavoro sportivo: analisi della legge 91/1981;
  16. Interpretazione e qualificazione del contratto nel rapporto di lavoro sportivo;
  17. Il comportamento dei dipendenti in sede di concordato preventivo o fallimentare;
  18. La previdenza complementare, la posizione del singolo e la sua libertà;
  19. Flessibilità e variabilità della retribuzione;
  20. Disciplina della mobilità interaziendale.

Come puoi notare, i macro argomenti tesi Giurisprudenza legati al diritto del lavoro possono essere di diversa natura. Oltre a quelli già citati nel precedente paragrafo, nell’elenco che ti abbiamo appena fornito troviamo temi che si intrecciano anche con etica, attualità, sicurezza, sport, mobilità, disabilità, salute, contratti di lavoro, ecc. Insomma, le varianti e i settori da cui attingere sono tante e diverse. Non ti rimane che l’imbarazzo della scelta.

Migliori lauree e master in ambito giuridico

Una tesi in diritto del lavoro, afferisce principalmente un corso di laurea o un master di tipo giuridico.

Se sei interessato ad iscriverti ad uno di questi corsi, devi sapere che Unicusano rappresenta una vera e propria eccellenza in quest’ambito a Salerno e in tutta Italia. Nella sua vasta offerta formativa, infatti, prevede diversi corsi di laurea e master universitari legati a quest’ambito e disponibili in modalità e-learning.

Primo fra tutti il classico corso di laurea in Giurisprudenza, in grado di dare accesso a posizioni professionali specifiche, come avvocatura, magistratura e notariato, o ruoli nel pubblico impiego in organismi istituzionali nazionali e internazionali, associazioni, enti di vario tipo o fondazioni.

Come ulteriori specializzazioni, sono disponibili anche diversi master afferenti l’area economico-giuridica: dal diritto processuale amministrativo a quello penale d’impresa, dalla tutela dei diritti del minore a quello della sicurezza alimentare e molti altri. Tutti argomenti che potrebbero avere come sbocco una tesi in diritto del lavoro.

Inoltre, si tratta dei corsi che rispettano in pieno il diritto allo studio e al lavoro. Grazie al sistema e-learning, infatti, sono l’ideale proprio per gli studenti-lavoratori. Questo perché non prevedono obbligo di frequenza fisica in aula, ma offrono la possibilità di seguire le lezioni direttamente online quando vuoi, da dove vuoi e per tutte le volte che vuoi, ovvero senza alcun limite al numero di visualizzazioni possibili consentite.

Tutto ciò  ti assicura la possibilità di organizzare il tuo tempo nel migliore dei modi e poter studiare e lavorare allo stesso tempo. Una situazione che, perché no, potrebbe anche ispirare una tesi in diritto del del lavoro sperimentale.

E con questo è tutto, la nostra guida si conclude qui. Adesso sai veramente tutto quello che c’è da sapere su questo tema.

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App per ascoltare musica: le 10 da scaricare

Stai cercando delle app per ascoltare musica sul tuo pc o direttamente sul tuo smartphone?

Allora hai trovato l’articolo che fa al caso tuo. In questa guida, infatti, andremo alla ricerca del miglior lettore musicale virtuale per quelle che sono le tue necessità. Che tu voglia sentire canzoni gratis per rilassarti, scandire i tuoi esercizi di ginnastica all’aperto o semplicemente ascoltare i tuoi artisti preferiti, qui potrai trovare la risposta a ciò di cui hai bisogno.

Al giorno d’oggi, infatti, abbiamo software in grado di facilitarci la vita in ogni suo aspetto: dalle app per migliorare le foto a quelle per risolvere problemi di matematica. Figuriamoci se non ci sono app per ascoltare musica capaci di soddisfare in pieno le tue esigenze.

Vuoi scoprire le migliori? Allora on perdiamo tempo e andiamo subito a conoscerle. Buona lettura e, speriamo presto, buon ascolto.

Ascoltare musica con le app: soluzioni possibili

Le alternative i questo campo sono diverse. Esistono app per ascoltare musica offline oppure online. E poi, a loro volta, queste possono essere compatibili con un sistema operativo piuttosto che un altro. Troviamo quindi app per ascolto musica Android piuttosto che app per scaricare musica iPhone e via dicendo. Dipende dunque da ciò che stai realmente cercando. Per soddisfare tutte le necessità, abbiamo stilato una top ten con soluzioni per ogni possibile situazione. Andiamo a scoprirla insieme nei prossimi paragrafi.

Migliori app iPhone e Android

Come fare per ascoltare musica online direttamente dal tuo smartphone, senza sovraccaricare la memoria del telefono? Per rispondere a questa domanda ti presentiamo subito sei app che sfruttano la connessione internet senza costringerti a scaricare i singoli brani, ma cercandoli semplicemente online all’interno dell’applicazione stessa. Le abbiamo testate e recensite per te.

  1. Spotify. L’app per ascoltare musica che va per la maggiore. Offre lo streaming on demand di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti, tra cui le big Sony, EMI, Warner Music Group e Universal;
  2. Youtube. Così come per Spotify, è impossibile non conoscere questa piattaforma web, nonché app per smartphone, che consente la visualizzazione e la condivisione di video in rete. Video musicali compresi;
  3. YT Music. Se vuoi solo ascoltare il brano che hai in mente, senza per forza aprire anche il video, Yutube ti mette a disposizione questa app che rappresenta una delle migliori alternative a Spotify;
  4. TIMmusic. Piattaforma di musica digitale made in Telecom Italia. Rivolta a tutti i clienti TIM, con linea residenziale fissa della stessa casa madre. Mette a disposizione dei suoi fruitori un servizio di ascolto musica senza limiti di tempo su smartphone, tablet o PC. Se ne fai parte, puoi  creare playlist personalizzate, ma anche ascoltare quelle suggerite da dj e artisti famosi, condivisibili anche sui principali social network. L’ideale se cerchi un’app per ascoltare musica senza consumare giga, in quanto il traffico dati per l’ascolto di musica è incluso nel costo dell’abbonamento.
  5. Sounds. L’app ideale per condividere musica sui social, in particolare Instagram e Snapchat.
  6. Google Play Music. Servizio di musica in streaming on demand in abbonamento di casa Google.

Ed ecco svelate più di metà della nostra top ten delle app per ascoltare musica. Curioso di conoscere le quattro ancora mancanti all’appello?

Allora non perderti il prossimo paragrafo, perché parleremo delle app per ascoltare musica offline gratis.

App musica gratis offline

Se cerchi invece app per ascoltare musica senza internet, quello di cui hai bisogno è un lettore musicale in grado di riprodurre i brani presenti all’interno della memoria del tuo dispositivo.

Eccone quattro di sicuro affidamento, grazie ai quali completiamo questa nostra speciale selezione:

  1. Samsung Music. Come potrai immaginare, è l’app per ascoltare musica gratis senza internet Samsung. Garantisce una potente funzionalità di riproduzione musicale e la migliore interfaccia utente per questo tipo di dispositivo;
  2. Cloud Music Player. Servizio per iOS che permette di accedere alla musica memorizzata su Google Drive, Dropbox e OneDrive, scaricarla sul proprio dispositivo e ascoltarla offline;
  3. Shuttle Music Player. Disponibile per Android, certamente uno dei migliori. Prevede la possibilità di visualizzare i testi dei brani ascoltati, utilizzare un equalizzatore per personalizzare la qualità dell’audio, predisporre un timer per lo spegnimento automatico ed eseguire il download delle cover dei tuoi brani preferiti. Funzioni molto apprezzate dagli utenti che ne fanno uso;
  4. Black Player. Lettore musicale intuitivo e funzionale per Android. Caratterizzato da un’interfaccia scura ed elegante, come è possibile immaginare dal nome stesso. Ma non solo, dispone anche di una vasta gamma di animazioni grafiche, widget personalizzabili e opzioni di riproduzione. In questo senso, prevede anche una versione scaricabile a pagamento al costo di 2 euro con maggiori possibilità di personalizzazione. Come Shuttle, trattasi di un altro Music Player per Android.

app per ascoltare musica offlineE con questi quattro app per ascoltare musica gratis senza internet, abbiamo ultimato la nostra top ten.

C’è già una che ti sembra più interessante delle altre? Oppure non hai ancora deciso quale utilizzare?

Non preoccuparti. Per aiutarti a decidere abbiamo pensato di regalarti un ultimo paragrafo, all’interno del quale faremo il riassunto e trarremo le conclusioni su quanto detto finora. Corri a leggerlo perché potrebbe esserti di grande aiuto.

Player Music ha scelto la tua preferita?

Siamo giunti alla conclusione della nostra guida sulle app per ascoltare musica.

Siamo partiti da quelle che danno la possibilità di ricercare e sentire direttamente online le tue canzoni preferite, per poi passare alle app per ascoltare musica senza internet Android e iOS. Dalle più popolari, come Spotify e YouTube, e l’utilissima variante YT Music, per passare a TIMmusic, Sounds e Google play Music. Fino ad arrivare a Samsung Music, Cloud Music Player, Shuttle e Black Player.

La maggior parte di esse, come abbiamo visto, sono soluzioni gratuite, almeno nella loro versione base. Alcune prevedono la possibilità di effettuare un upgrade per ottenere un servizio ancora più efficiente o avanzato. Spotify Premium, ad esempio è la versione senza pubblicità e senza limiti di ricerca e selezione dei brani da ascoltare. A differenza della versione gratuita, consente skip illimitati, possibilità di ascolto offline, audio di qualità ancor più elevata. É possibile provare una versione di Spotify Premium gratis per 30 giorni prima dell’eventuale acquisto definitivo.

Più in generale, a seconda del sistema, o dei sistemi, per i quali sono disponibili, si tratta di applicazioni scaricabili direttamente da App Store o o Play Store.

A questo punto non devi fare altro che scegliere qual è l’app per ascoltare musica che più si avvicina alle tue esigenze e testarla subito. Mentre a noi non rimane che augurarti buon divertimento. E ricorda che sfruttare la musica come mezzo per concentrarsi aumenta la qualità delle proprie performance: dal rendimento scolastico o universitario, fino alla produttività sul lavoro. Sono molti infatti gli studi che rivelano come ascoltare le giuste canzoni o melodie può migliorare significativamente le proprie prestazioni nello studio, così come nello svolgimento di una professione.

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Lavori part time per studenti: ecco dove trovarli online

Stai cercando lavori part time per studenti per poterti mantenere da solo o cominciare ad entrare nei meccanismi del mercato delle professioni?

In entrambi i casi, hai trovato la guida che fa per te. In questo articolo, infatti, andremo alla scoperta dei migliori siti e portali online sui quali trovare un lavoro per studenti che risponda alle tue esigenze, ambizioni e competenze. Senza tralasciare le sconfinate opportunità offerte direttamente dal web stesso, a partire dai blog e i social network.

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto sappi che l’opportunità giusta potrebbe essere offerta dalla tua stessa scuola o università.

In che modo? Le possibilità sono diverse, in particolare attraverso l’alternanza scuola – lavoro o l’invio di una lettera motivazionale per rispondere ad eventuali annunci lavoro studenti universitari. Svolgere lavoretti part time presso la tua facoltà può essere davvero un’ottima occasione.

Vuoi saperne di più? Allora andiamo subito a sviscerare e approfondire tutti questi argomenti che abbiamo messo sul tavolo.

Studiare e trovare lavoro si può: ecco come

A proposito di lavori part time per studenti, iniziamo con il dire che se sei iscritto ad un corso Unicusano sei avvantaggiato, in quanto l’opportunità di poter seguire online le lezioni, quando vuoi e da dove vuoi, ti garantisce l’opportunità di poter lavorare e studiare contemporaneamente. Non è un particolare da poco o così scontato. Nei prossimi paragrafi andremo comunque a scoprire come puoi sfruttare il web per trovare un’occupazione part time. Buona lettura e buona ricerca.

Lavoro per studenti superiori: dove e come trovarlo

lavori per studentiAlternanza scuola e lavoro, dicevamo poco più su. Si tratta sicuramente della migliore soluzione se cerchi lavori part time per studenti sotto i 18 anni. Perché chiaramente il lavoro minorile è regolamentato in maniera particolare. Ricordiamo che in Italia lo sfruttamento del lavoro minorile è giustamente vietato dalla legge 977 del 17 ottobre 1967.

Un’alternativa all’alternanza può essere il cosiddetto contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, ovvero una tipologia di rapporto lavorativo finalizzato alla formazione professionale ed all’inserimento nel mondo del lavoro. Esso è applicabile ai giovani tra i 15 e i 25 anni d’età. Quindi anche, se non in via del tutto esclusiva, anche a minorenni.

Tornando all’alternanza, sul sito linkato in precedenza, facente capo al Ministero dell’Istruzione, trovi tutte le informazioni e le possibilità offerte. Un’opportunità, ma anche un dovere. Perché come spiega lo stesso portale web ufficiale:

«L’Alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e, in futuro di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.

L’Alternanza scuola-lavoro, obbligatoria per tutte le studentesse e gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori, licei compresi, è una delle innovazioni più significative della legge 107 del 2015 (La Buona Scuola) in linea con il principio della scuola aperta.

Un cambiamento culturale per la costruzione di una via italiana al sistema duale, che riprende buone prassi europee, coniugandole con le specificità del tessuto produttivo ed il contesto socio-culturale italiano».

Tale piattaforma nasce dall’esigenza di garantire studenti, scuole e strutture ospitanti, uno strumento per facilitare la gestione quotidiana dell’iniziativa stessa. Quindi, se rientri in questa casistica, utilizzala.

Trovare lavoro online: i migliori siti

Se invece sei maggiorenne e cerchi un lavoro part-time hai due possibilità principali:

  1. Professione da svolgere ad orario ridotto o a giorni alterni;
  2. Lavoro studenti universitari week end.

In entrambi i casi, puoi affidarti a dei siti specializzati nella ricerca di lavoro. Generalmente questi prevedono la possibilità di poter inserire il tuo curriculum vitae e scegliere la tipologia dell’occupazione ricercata. Quindi di distinguere tra lavoro full time o part time. Ecco alcuni tra i migliori portali online:

  1. Impiego24.it – Iscritto all’Albo Informatico del Ministero del Lavoro.
  2. Infojobs – Permette di cercare lavoro filtrandolo per località, tipologia di impiego e numero di candidature già pervenute;
  3. Helplavoro – Oltre alla dettagliata ricerca lavoro consentita, dispone anche di un’area blog con trucchi e consigli;
  4. Indeed – Molto affidabile sia per l’Italia che per l’estero. Non a caso è utilizzabile in più di 25 lingue diverse in oltre 50 Paesi. Prevede anche un servizio di alert via e-mail;
  5. Cercolavoro.it – Sito di offerte di lavoro, ricerca personale, annunci di corsi e franchising. Effettua una ricerca e trova il lavoro su misura per te;
  6. Jobrapido – Un motore di ricerca ottimizzato per trovare lavoro;
  7. Subito.it – Ti tiene informato su quante posizioni libere ci sono per ogni mansione;
  8. Kijiji – Un altro tra i siti più noti e sfruttati per cercare lavoro. Prevede bacheche di annunci diversificate regione per regione;
  9. Linkedin – Non un semplice sito, ma il social network per eccellenza in ambito professionale e lavorativo.

E proprio i social meritano un paragrafo ad essi interamente dedicato. Il prossimo.

Come inventarsi un lavoro sfruttando il web

Linkedin, ma non solo. Lavori part time per studenti, almeno all’inizio, si possono trovare o addirittura inventare in tanti modi attraverso il web e i social network in particolare.

Come? Ad esempio iscrivendosi e frequentando i tanti gruppi di Facebook che parlano di lavoro e che mettono a contatto recruiter con giovani e meno giovani che cercano un’occupazione. Un metodo semplice, diretto, ma spesso efficace.

Tramite Twitter, invece, potresti contattare direttamente un azienda o chi ne è a capo per proporre un’idea, un progetto o un tuo lavoro. Non è detto che l’interlocutore risponderà, ma visto che non ci sono filtri, tentar non nuoce.

E poi ci sono Instagram, YouTube e i blog, i “luoghi” e gli strumenti migliori se vuoi far notare le tue qualità in ambito artistico, fotografico, di scrittura o altro. Se sai cucinare, svolgere lavori artigianali o qualsiasi altra cosa che puoi filmare o fotografare, i social e i blog rappresentano una vetrina eccezionale per farti notare. Sia da potenziali clienti che da eventuali datori di lavoro.

Si tratta, inoltre, di un settore che può rappresentare da solo il tuo lavoro part time, in quanto attraverso determinate strategie di web marketing, consente di poter monetizzare direttamente dalla tua attività online. Internet è pieno di corsi e tutorial, anche gratuiti, per iniziare. L’importante è non essere precipitosi e superficiali nel valutarle ed eventualmente testarle.

E con questo è tutto. Per il momento si chiude qui la guida Unicusano sui lavori part time per studenti. Adesso hai tutte le informazioni e gli strumenti utili cercalo online. Speriamo ti saranno di aiuto per trovare l’occupazione giusta per te.

A noi non rimane che augurarti buon lavoro, buona ricerca e, soprattuto, buona fortuna per la tua carriera. Il mondo del lavoro ti aspetta. Ora tocca a te.

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Ginnastica all’aperto: risorse ed esercizi da fare

Ami o hai bisogno di svolgere attività fisica e vorresti conoscere risorse ed esercizi per fare ginnastica all’aperto?

Allora hai trovato l’articolo giusto per te. In questa guida, infatti, ti daremo tutte le dritte utili su quali sport praticare e in che modo portare a compimento un allenamento completo fuori di casa o dai circuiti del fitness delle palestre al chiuso.

Anche perché, tenere il corpo in forma e ben allenato aiuta anche a rilassare la mente la mente, rendendola più elastica e meno stressata. Insomma: “Mens sana in corpore sano”, proprio come ci hanno insegnato i latini. Fare un po’ di sano sport e stimolare la propria intelligenza con alcuni giochi per il cervello, poi, è un connubio perfetto. Anche se volessi diventare giornalista sportivo.

Vuoi saperne di più? Allora non divaghiamo: inizia pure a mettere le scarpe da corsa, cominciamo subito a scoprire tutti i segreti per una ginnastica all’aperto efficace. Buona lettura.

Ginnastica e palestra all’aperto: si può

La ginnastica all’aperto è una pratica consigliata a tutti e particolarmente indicata per gli studenti. Si tratta del modo migliore per impiegare una pausa dallo studio, in quanto i suoi sono molteplici. L’attività fisica, svolta attraverso attrezzatura per palestra, ma soprattutto all’aria aperta, favorisce lo sviluppo cognitivo e a migliorare la concentrazione. Ecco perché nei prossimi paragrafi parleremo dei migliori esercizi all’aperto per favorire questi risultati. Non perderli.

Motivazioni e attrezzature fitness all’aperto

Fare sport fa sempre bene, ma fare ginnastica all’aperto apporta dei benefici aggiuntivi. Tre su tutti:

  1. La vegetazione contribuisce ad una stimolazione sensoriale positiva, il che provoca un aumento della serotonina fornendo maggiore sensazione di serenità e benessere;
  2. L’energia solare tende ad aumentare la vitamina D nell’organismo, anche se non bisogna esagerare e stare sempre attenti a non esporti troppo ai raggi del sole, soprattutto nelle ore più calde della giornata;
  3. La luce naturale ha un effetto positivo sul corpo che aiuta a ridurre lo stress.

Ma quale equipaggiamento serve per fare ginnastica all’aperto? La tua attrezzatura per fitness outdoor non può fare a meno di un tappetino per fare esercizi a terra, pantaloncini con tasche interne, una corda per saltare, il tuo smartphone ben allacciato con le ultime app per fare ginnastica, contare i passi o ascoltare musica se può aiutarti a rilassarti e sostenere meglio gli sforzi. L’abbigliamento sportivo deve essere naturalmente il più comodo e funzionale possibile, scarpe comprese ovviamente. Onde evitare infortuni o difficile corretta esecuzione degli esercizi.

Scheda allenamento outdoor

Iniziamo la guida vera e propria sulla ginnastica all’aperto, regalandoti una vera e propria scheda allenamento all’aperto. Quali esercizi di fitness fare e come? Di seguito una prassi in 7 punti che potresti seguire.

  1. Inizia sempre con un po’ di riscaldamento leggero: 5 minuti di footing e un paio di crunch per gli addominali;
  2. Passa a 5 minuti di allenamento per i muscoli sfruttando una panchina come appoggio. Siediti su di essa e metti le mani sul bordo, con i palmi rivolti verso il basso. Solleva i fianchi curvando i gomiti a 90° e abbassando il sedere verso terra, per poi risollevarti;
  3. Adesso in piedi effettua una quindicina di flessioni verso il basso, piegando solo la schiena e cercando di avvicinare il più possibile le braccia alla punta dei piedi;
  4. Ecco il momento di tirare fuori la corda per saltare. Ricorda di non appoggiare il tallone e di guardare dritto davanti a te. Un paio di minuti possono bastare;
  5. In posizione eretta e a piedi uniti, braccia lungo il corpo, fai adesso un salto per divaricare le gambe. Allo stesso tempo, congiungi le mani sopra la testa per poi tornare nella posizione di partenza. Per l’intera durata dell’esercizio, per la corretta riuscita dello stesso, le braccia devono rimanere tese;
  6. Adesso, tenendo e mani sui fianchi e guardando dritto, posiziona i piedi alla larghezza del bacino e fai un passo in avanti. Piega il ginocchio posteriore fino a sfiorare il suolo e poi risali. Piano piano, mentre prendi dimestichezza con l’esercizio, effettua degli affondi con salto in modo da aumentarne il coefficiente di difficoltà;
  7. Per concludere, fai una corsetta fino a casa.

Non dimenticare di scandire i tuoi esercizi inspirando durante la fase di sforzo ed espirando durante quella di scarico. Questo aspetto è fondamentale.

Esercizi crossfit all’aperto

Gli allenamenti CrossFit corpo libero stanno spopolando anche in Italia. Non può dunque mancare un focus dedicato a questo argomento all’interno dell nostra guida sulla ginnastica all’aperto.

Di cosa si tratta? Scopriamolo subito insieme.

Come racconta Wikipedia, che cita diverse fonti autorevoli:

«Il CrossFit è un sistema di fitness brevettato, creato da Greg Glassman ed è un marchio della CrossFit Inc., che fu fondata da Greg Glassman e Lauren Jenai nel 2000. Viene promosso sia come una filosofia dell’esercizio fisico, ma anche come uno sport agonistico di fitness; gli allenamenti di CrossFit prevedono allenamenti ad alta intensità e ad intervalli, sollevamento pesi olimpico, pliometria, powerlifting, ginnastica, sollevamento kettlebell, ginnastica ritmica, strongman e altri esercizi. È praticato dai membri di oltre 13.000 palestre affiliate, circa la metà delle quali si trovano negli Stati Uniti e da persone che fanno allenamenti quotidiani completi (altrimenti noti come WODs – Workout Of Day, o gli allenamenti del giorno)».

Uno schema di base per praticare esercizi seguendo i precetti di questi circuiti fitness durante la tua ginnastica all’aperto, potrebbe iniziare così:

  1. Due minuti di corsa, da ripetere ogni volta tra un esercizio e un altro di quelli descritti a seguire;
  2. Una serie di affondi a corpo libero in movimento 20 metri;
  3. Venti ripetizioni di squat a corpo libero;
  4. Dieci piegamenti sulle braccia;
  5. Una serie di dieci ripetizioni con sandbag in versione rematore. Sandbag è un attrezzo che può fungere da bilanciere, manubrio, kettlebell e sacco.

Come dici? Il crossfit ti sembra tanta roba? Eppure questo è solo una fase per principianti o riscaldamento.

Allenamento funzionale al parco

attrezzatura per palestraQuale posto migliore di un parco per fare ginnastica all’aperto? Natura, aria fresca e, magari, anche qualche buona attrezzatura funzionale ai tuoi esercizi.

Ecco perché abbiamo pensato anche ad una scheda allenamento parco.

La cosa più bella, in questi posti è fare una bella corsa lungo un percorso fitness all’aperto, se non addirittura un giro in bicicletta. Ma nelle migliori aree cittadine di questo tipo che si rispettino, dovresti riuscire abbastanza facilmente a trovare attrezzature come una sbarra trazioni, parallele e una spalliera. E allora, se in buone condizioni, perché non sfruttarle?

In tal caso potresti, potresti alternare in due diversi allenamenti in giornate differenti:

  1. Dieci minuti di corsa, trazioni alla sbarra, crunch a terra e altra corsa di venti minuti per chiudere;
  2. Corsa di dieci minuti, affondi e femorali a corpo libero, parallele e crunch inverso, per finire con venti minuti di corsetta/camminata sostenuta.

Se non una palestra all’aperto, poco ci manca. E con questo siamo giunti alla conclusione della guida Unicusano sulla ginnastica all’aperto. Adesso sai tutto quello che ti serve, tocca soltanto a te e alla tua voglia di metterti o mantenerti in forma. Allaccia bene le scarpe e inizia a correre. Che ne dici?

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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