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Che cos’è e come superare il concorso per dirigente scolastico

Ti stai chiedendo come superare un concorso per dirigente scolastico?

Prima di rispondere a questa domanda vediamo insieme chi è e quali sono i compiti del dirigente scolastico.

Figura autorevole e rispettata nelle scuole, il dirigente scolastico organizza e dirige le attività scolastiche e si occupa di controllare le risorse finanziare concesse dallo Stato alla scuola. Il dirigente scolastico si occupa inoltre dell’assunzione del personale docente e in alcuni casi anche del loro licenziamento.

Deve occuparsi della presidenza delle commissioni riguardanti gli esami di stato del primo e del secondo ciclo, la presidenza di commissioni di concorso a cattedre, la reggenza di ulteriori istituti scolastici e molti altri incarichi.

In pratica non è altro che il preside della scuola, ma rispetto a qualche tempo fa adesso le funzioni del dirigente scolastico sono aumentate.

Quella del dirigente scolastico è una posizione molto ambita e per diventarlo bisogna superare il concorso per dirigente scolastico emanato dal Ministero della Pubblica Istruzione.

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I 7 consigli su LinkedIn da sfruttare per trovare lavoro

Hai bisogno di consigli su LinkedIn? Vuoi scoprire come creare un profilo LinkedIn accattivante? Sei nel posto giusto. In questa guida troverai spunti molto utili per conoscere meglio e sfruttare le potenzialità di questo social network. Trovare lavoro con LinkedIn non è mai stato più facile, ti basterà leggere l’articolo e mettere in pratica i nostri suggerimenti. Sei pronto? Partiamo.

Trovare lavoro, un lavoro che sia stabile, non è cosa facile: lo sanno bene i giovani che cercano costantemente un’occasione che permetta loro di ottenere una stabilità economica. Oggi, però, i ragazzi, ma non solo loro, sono avvantaggiati dalla grande diffusione di internet che permette di ridurre le distanze con aziende e datori di lavoro, di ottenere maggiore visibilità e di far giungere il proprio CV a chi si desidera e quando lo si desidera.

Il web ha delle potenzialità incredibili rispetto ai giornali cartacei di annunci, quindi starà a te sfruttarne queste caratteristiche. LinkedIn è certamente l’espressione concreta di queste nuove possibilità offerte dalla rete.

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Gita del 1 maggio? Idee su cosa fare e dove andare

La gita del 1 maggio, consuetudine per molti italiani, è alle porte e tu stai cercando qualche idea sul tuo smartphone. Passi da una pagina all’altra ma niente, nulla ti soddisfa. Le domande più ricorrenti sono sicuramente “Cosa fare il 1 maggio?” e “Dove andare il 1 maggio?”.

Ecco che stai per arrenderti, quando all’improvviso hai un lampo di genio: la pagina dell’Università Unicusano Salerno, dove sai che potrai trovare tutte le informazioni di cui necessiti. Ed hai ragione. Qui potrai trovare tutti gli eventi più interessanti che si svolgeranno in Campania durante questa ricorrenza. Vuoi sapere cosa fare il 1 maggio? In alternativa al mitico concertone del primo maggio a Roma. Prenditi qualche minuto e continua a leggere la nostra guida, non te ne pentirai.

Che sia con la famiglia o con gli amici, il 1 maggio rappresenta una giornata da trascorrere in relax, lontani dal lavoro, magari facendo una gita, una scampagnata o una visita ad un museo. In questa nostra guida però vogliamo dare risalto anche al senso storico di questa giornata, così da sottolinearne il vero significato, troppo spesso trascurato.

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Studiare online a Salerno: le proposte per la tua formazione

Sei alla ricerca di una università per studiare online a Salerno? Magari perché magari nel frattempo lavori, hai impegni familiari o di altra natura che non ti consentono di frequentare fisicamente tutti i giorni le lezioni?

Allora sarai felice di sapere che l’Università online a Salerno Niccolò Cusano, rappresenta una vera eccellenza in questo settore. Grazie ad un’offerta formativa molto ampia e di qualità, che eroga corsi di laurea, master universitari e corsi di aggiornamento professionali fruibili completamente online, attraverso la FAD, acronimo di Formazione a distanza, e un rivoluzionario sistema e-learnig.

Tutto quello che devi fare, dunque, è solamente decidere in cosa vuoi laurearti e studiare. A metterti nelle migliori condizioni per farlo online ci pensa Unicusano Salerno, una delle migliori Università private in Campania e non solo.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo ed andiamo subito a scoprire come studiare online Salerno e quali sono i corso disponibili più interessanti. Buona lettura.

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Le 5 migliori app per ordinare cibo

Sei alla ricerca di un’app per ordinare cibo che arrivi direttamente a casa tua? Hai invitato degli amici a casa, ma ti sei accorto che il frigo è vuoto?

Niente paura, abbiamo noi la soluzione che fa per te.

Oggi è sempre più facile ricevere i piatti preferiti a casa propria, grazie alla grande diffusione delle app per cibo a domicilio, che ti permettono di acquistare ciò che preferisci direttamente da ristoranti e pizzerie e di poterli gustare comodamente a casa tua.

Sebbene il funzionamento delle App Food delivery sia molto simile, ci sono delle caratteristiche che devi prendere in considerazione per poter scegliere l’App che faccia al caso tuo, come ad esempio l’adesione dei ristoratori, la facilità d’uso dell’applicazione, la commissione applicata all’ordine e la copertura geografica del servizio.

Se hai uno smartphone o un pc a portata di mano, scarica l’applicazione per ordinare cibo che preferisci. Cosa aspetti?

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Come costruire la struttura della tua tesi di laurea

Stai cercando informazioni su come realizzare la struttura della tesi di laurea?

Fai bene, perché si tratta di un aspetto fondamentale da tenere in considerazione per la stesura del tuo lavoro e convolare verso la discussione e la tua conseguente proclamazione a dottore. Occorre quindi saper essere precisi e puntigliosi al punto giusto nel costruirla.

Manca poco ormai al traguardo, quindi devi a maggior ragione fare in modo di non lasciare nulla al caso, in modo da coronare al meglio il tuo percorso di studi. Se stai pensando alla tesi, significa che hai superato tutti gli esami scritti e orali, le prove e i test a risposta multipla, o sei comunque in procinto di farlo. Ma l’elaborato finale è un’altra cosa.

Ecco perché in questo articolo ti guideremo passo dopo passo su come si fa una tesi di laurea. Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito di come strutturare la tesi di laurea. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – Lettera motivazionale per Università: ecco come scriverne una.

Come scrivere una tesi: tutto quello che devi sapere

Naturalmente, possono esserci delle piccole differenze di impostazione tra un’Università e un altra, oltre che da Facoltà in Facoltà. Un conto è la struttura tesi di laurea infermieristica, un altro può essere ad esempio tesi in diritto del lavoroper la Facoltà di Giurisprudenza, piuttosto che Psicologia, Ingegneria, Politologia o Economia. E poi bisogna distinguere tra tesi compilativa e sperimentale o di ricerca. Per questo è sempre utile, oltre che necessario per affinare il tuo elaborato, consultarti con il tuo tutor (nel caso di Unicusano) e con il tuo docente relatore. Ciò nonostante, nei paragrafi che seguono ti consiglieremo quali sono tutti i punti tesi di laurea universali che generalmente vanno sempre seguiti per strutturare correttamente una tesi di laurea.

Tesi di laurea cos’è

Prima di parlare andare a vedere quali sono i parametri sui quali basarsi per costruire la struttura della tesi di laurea vera e proprio, facciamo un piccolo, ma doveroso, passo indietro e rispondiamo ad una domanda fondamentale: che cos’è la tesi?

Per fare ciò, prendiamo come stella polare la definizione fornita dall’autorevole Enciclopedia Treccani. La quale, spiega che trattasi di:

«Testo argomentativo scritto che un candidato presenta e discute davanti a una commissione di docenti alla fine di un corso di laurea universitario. La tesi si fonda su un’enunciazione, su un’affermazione, relativa a un argomento filosofico, scientifico o artistico, la cui validità si cerca di dimostrare con determinate argomentazioni».

Ancora più dettagliato, se possibile, il Vocabolario online della stessa Treccani che aggiunge:

«Nelle università italiane, dissertazione scritta (propr. t.dissertazione di laurea), su argomento attinente a una delle materie studiate, che lo studente presenta e discute poi oralmente con un professore relatore (che è in genere il professore della materia) davanti a una commissione di docenti, per il conseguimento della laureaal termine degli studi; presentarediscutere la tesitesi orale, consentita in casi eccezionali (per es. in periodo bellico); t. di perfezionamentotesi di diploma, in determinate scuole di perfezionamento; tesi di dottorato, presentata e discussa a conclusione di un periodo di studi universitari superiori»

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora procediamo andando a scoprire come dare vita ad una struttura tesi di laurea perfetta.

Impaginazione tesi di laurea

Generalmente una tesi, essendo la prova finale di un percorso universitario, deve avere una lunghezza di circa 70-80 pagine. Anche 110-130 pagine nel caso di Laurea magistrale. Inoltre il suo sviluppo e la sua impaginazione devono seguire questo schema:

  1. come strutturare la tesi di laureaIndice tesi di laurea. Che deve evidenziare la struttura dell’elaborato;
  2. Introduzione tesi. Che deve illustrare finalità e contenuti del lavoro;
  3. Tre capitoli (quattro per la laurea magistrale). Suddivisi almeno in 4 -5 paragrafi, il cui testo deve essere corredato da note a piè di pagina in cui si citano monografie, articoli e altri documenti ai quali hai fatto riferimento, virgolettando i passi che vengono riportati nel testo o nelle note stesse;
  4. Conclusioni. Facoltative, ma consigliate);
  5. Bibliografia e sitografia. All’interno delle quali devi riportare esclusivamente gli Autori e i siti indicati nelle note a piè di pagina.

Questi sono alcuni elementi fondamentali relativi alla predisposizione della struttura tesi di laurea. In particolare, ma non solo, presso la Facoltà di Economia Unicusano. Come indicato in questo modello tesi di laurea pdf.

A questi punti della tesi di laurea, possono essere aggiunti naturalmente i ringraziamenti tesi a conclusione del lavoro.

Regole generali per la stesura della tesi di laurea

Entriamo adesso ancora di più nel dettaglio, con alcune regole generali per la struttura della tesi di laurea.

  1. Impaginazione del testo. Il font raccomandato è un sobrio e classico Times New Roman. Per quanto riguarda le dimensioni ti consigliamo di utilizzare la grandezza 12 pt, stile normale, per il testo. Mentre, per i titoli dei paragrafi e sotto-paragrafi, grandezza 11 pt in stile grassetto;
  2. Paragrafo. Allineamento giustificato con rientro prima riga 1.25 cm e interlinea 1.5 righe;
  3. Margini tesi. Superiore e inferiore 3.5 cm, destro: 3.5 cm, sinistro 4.5 cm;
  4. Note al testo. Da collocare a piè di pagina. Devi numerarle progressivamente all’inizio di ogni capitolo. Font raccomandato ancora Times New Roman, ma con una dimensione di 10 pt in stile normale. Allineamento giustificato, rientro prima riga 0.6 cm, interlinea singola e spaziatura prima auto;
  5. Citazioni bibliografiche. In nota devi citati l’autore, il titolo del libro o dell’articolo, il luogo di pubblicazione, l’editore o la rivista, l’anno e la/e pagina/e. Esempio tesi di laurea: F. FORTUNA, Corporate Governance, Milano, F.Angeli, 2001, pagg. 16-20; G. ZURZOLO, Collegio sindacale e internal auditors, in «Quaderni di finanza», n. 14, Consob, 1996, pag. 46;
  6. Indice tesi. Qui i titoli vanno allineati a sinistra, i numeri del rinvio alla pagina a destra;
  7. Prefazione. Ricorda di scrivere questo testo in corsivo;
  8. Bibliografia. È necessario seguire il seguente ordine: autore, titolo del libro o dell’articolo, luogo dipubblicazione, editore o rivista, anno. Es.: AIROLDI G., Gli assetti istituzionali d’impresa: inerzia, funzioni e leve, in AIROLDI G.-FORESTIERI G. (a cura di), Corporate governance. Analisi e prospettive nel caso italiano, Milano, Etas Libri, 1998. Devi ordinare i riferimenti per cognome degli autori e in ordine alfabetico. Se compaiono più pubblicazioni di uno stesso autore, è necessario che tu disponga i titoli in ordine cronologico partendo dall’opera più remota.

E con questo il quadro sulla struttura tesi di laurea è completo. Non sarà un modello tesi Word già fatto, ma poco ci manca.

Tesi di laurea: ora sai come strutturarla

La nostra guida sulla struttura della tesi di laurea volge al termine: ora è completa ed esaustiva in tutta le sue parti. Ti abbiamo fornito la definizione di tesi, come impaginarla e redigerla in modo corretto. Con tanto di esempi pratici e concreti, tenendo conto di più variabili.

Adesso tocca a te: ora hai a disposizione tutto il necessario per dedicarti alla tua struttura tesi di laurea. A noi, giunti a questo punto, non rimane che augurarti buono studio, buona tesi e soprattutto buona laurea.

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Cosa fare a Salerno d’inverno? Idee per il tuo tempo libero

Sei uno studente, un cittadino o un turista interessato a sapere cosa fare a Salerno d’inverno?

Allora ecco subito una bella notizia per te: ti trovi nel posto giusto. In questa guida, infatti, ti daremo tanti consigli utili su come impiegare il tuo tempo nella stagione dell’anno più fredda.

Salerno e dintorni è nota soprattuto per il mare, come tutte città della fantastica Costiera Amalfitana. Ma il clima tipicamente mediterraneo, oltre ad estate moderatamente calde, offre anche inverni miti che consentono di visitare luoghi di interesse e poter vivere e godere di questa splendida città tutto l’anno.

Alla luce di ciò, magari l’inverno non sarà il periodo migliore per fare ginnastica all’aperto, ma non mancano di certo cose da fare a Salerno, eventi per passare un Capodanno indimenticabile, locali dove mangiare o fare un aperitivo con gli amici. Per approfondire quest’ultimo aspetto in particolare, ti consigliamo di dare un’occhiata alla nostra precedente guida su dove mangiare a Salerno.

A questo punto abbiamo esaurito tutte le premesse del caso. Non resta che allacciare bene le cinture, perché partiamo subito alla scoperta di cosa fare e cosa vedere a Salerno d’inverno.

Dalla stazione di Salerno alle luminarie

Nei paragrafi che seguono troverai dunque tanti consigli utili su cosa fare a Salerno: cosa vedere a piedi, cosa fare tra Natale e Capodanno o se piove. Ma anche cosa vedere vicino Salerno fuori dal centro. Buona lettura.

Luci d’artista Salerno

Cosa vedere a Salerno a Natale se non le famose luminarie? Iniziamo proprio da qui.

Se non sai di cosa stiamo parlando, ecco come racconta le luci d’artista di Salerno Wikipedia:

«Luci d’artista è un evento che si svolge dal 2006 nel periodo compreso tra inizio novembre e fine gennaio, risultando il maggior attrattore turistico per la città in autunno e inverno. Sul modello di quanto fatto a Torino, nelle strade principali della città e nella villa comunale vengono installate luci di particolare effetto scenografico ed opere luminose di artisti locali e non.

Nel corso delle edizioni, nei 27 km lineari di superficie coperta dalle installazioni, sono state posizionate le opere di Domenico Luca Pannoli, Nello Ferrigno, Enrica Borghi, Eduardo Giannattasio, Luigi Stoisa, Francesco Casorati, Rebecca Horn, Chiara Dynys e Giulio Paolini.

Il monumentale Presepe di sabbia che viene realizzato da famosi scultori internazionali è un altro degli importanti eventi che da dicembre attirano grandi folle da tutta Italia per il natale salernitano. Nel 2016 la natività di sabbia ha attirato oltre 52000 spettatori. Completano l’evento l’albero di 25 metri posizionato in piazza Portanova e il mercatino natalizio allestito nelle piazze del centro storico e sul lungomare Trieste».

L’atmosfera perfetta, insomma, per il clima di festività che già si respira in città. Da non perdere. Ma le idee su cosa fare a Salerno d’inverno non finiscono qui. Continua a leggere e vedrai.

Cosa fare a Salerno se piove: visita ai musei

Fuori fa freddo o addirittura piove. Cosa fare a Salerno d’inverno di meglio che fare un bel giro per gli interessantissimi musei presenti in città? Una alternativa culturale al classico centro commerciale per passare una giornata o qualche ora al riparo dalle intemperie del tempo.

Del resto ne vale certamente la pena. Tra i musei più affascinati in città, infatti, troviamo possibilità di ogni genere. Se ti piace l’archeologia, ad esempio, ti consigliamo di visitare:

  1. Museo Archeologico Provinciale di Salerno, istituito nel 1927 e quindi il più antico della città;
  2. Castello di Arechi, che comprende un museo archeologico e uno multimediale.

Se ami il Rinascimento o il Futurismo, allora non puoi perderti la Pinacoteca Provinciale. Se invece sei appassionato di storia, ecco il Museo dello Sbarco.

Di grande interessa anche il Museo Diocesano, probabilmente il più completo e interessante di tutta Salerno, il Museo virtuale della scuola medica salernitana, ricco di antichi strumenti medici e riproduzioni interattive di codici medievali, il Museo Città Creativa, luogo di esposizione per mostre ed eventi ad Ogliara, e il Museo della Ceramica Alfonso Tafuri, dove è presenta anche una ricca raccolta di riggiole del Settecento napoletano e dell’Ottocento vietrese.

Dulcis in fundo, il Complesso Monumentale Santa Sofia, un ex convento e ora spazio multimediale per mostre ed eventi a Salerno.

Salerno: luoghi di interesse architettonici

Se non ti bastano i musei, ma ti piace comunque scoprire la città con i suoi monumenti, i suoi luoghi storici e artistici, puoi spostare la tua attenzione verso i luoghi di interesse architettonico o religioso. Nella nostra guida su cosa fare a Salerno d’inverno, affrontiamo anche questo aspetto.

L’architettura civile è fortemente caratterizzata soprattutto da vicoli, palazzi nobiliari e edifici antichi risalenti all’epoca longobarda e normanna. Dal Palazzo San Massimo del principe Guaiferio al Teatro Municipale Giuseppe Verdi o i palazzi Fruscione e Pinto.

E poi gli edifici pubblici e residenziali in stile liberty, risalenti ai primi anni del XX secolo. Fra tutti, spiccano:

  1. I palazzi Edilizia, Natella e della Camera di Commercio nella zona del Lungomare Trieste;
  2. Palazzo Barone e Palazzo D’Alessandro, rispettivamente in zona porto e stazione.

Presenta anche l’architettura Fascista, facilmente riscontrabile osservando siti come:

  1. La prefettura
  2. Il Palazzo di Città
  3. Il Liceo Ginnasio Torquato Tasso
  4. Palazzo di Giustizia
  5. Il palazzo delle Poste.

Non mancano nemmeno significative architetture militari:

  1. Il Castello dell’Arechi;
  2. La Bastiglia;
  3. Torre Angellara;
  4. Il Forte La Carnale.

Ma c’è spazio anche per la modernità, grazie alle opere realizzate da alcuni degli architetti più noti del nuovo millennio. Si tratta della Cittadella Giudiziaria di David Chipperfield, la Stazione marittima di Zaha Hadid, Piazza della Libertà di Ricardo Bofill, Marina d’Arechi di Santiago Calatrava, Eden Park di Massimiliano Fuksas.

Architettura e turismo religioso

cosa vedere a salerno d'invernoConcludiamo la parte relativa alle attrazioni architettoniche riguardo cosa vedere e cosa fare a Salerno d’inverno, facendo un passo indietro nel tempo per dedicare un focus sull’architettura religiosa. La maggior parte delle chiese più importanti da questo punto di vista, infatti, sono situate nel centro di Salerno e risalgono all’alto-medioevale. Lo stile predominante è il barocco.

In particolare sono molto belle da vedere la Cattedrale di Salerno, Sant’Andrea de Lavina (di epoca longobarda), la Chiesa del Santissimo Crocifisso e quella Chiesa del Monte dei Morti, San Filippo Neri, Chiesa dell’Annunziata e Chiesa di San Giorgio Quest’ultima è ritenuta la più bella chiesa barocca di Salerno.

Di epoca più recente, ma comunque da visitare, ci sono la Chiesa del Sacro Cuore, risalente agli inizi del ‘900, e la chiesa della Sacra Famiglia, il primo edificio di culto realizzato interamente in cemento armato. Molto suggestivi anche i conventi di San Lorenzo e quello di Nicola della Palma, in cui tra l’altro ha luogo anche l’Istituto Europeo di Ricerche Biomediche.

Eventi a Salerno e dintorni

Tra le prime idee su cosa fare a Salerno d’inverno, ti abbiamo segnalato eventi come Luci d’Artista e il Presepe di Sabbia. Due occasioni che, in particolare da dicembre, attirano grandi folle da tutta Italia per il natale salernitano.

A questi possiamo aggiungere l’albero di 25 metri posizionato in piazza Portanova e il mercatino natalizio di Salerno allestito nelle piazze del centro storico e sul lungomare Trieste.

Uscendo dal contesto natalizio, segnaliamo Linea d’ombra Festival dedicato alle culture giovani. La manifestazione, prodotta dal Comune di Salerno e dal Giffoni Film Festival, rappresenta la naturale evoluzione di una sezione interna di quest’ultimo. Facciamo riferimento a “Padri e Figli”, che raccoglie l’eredità di una precedente sezione della stessa manifestazione, dal titolo “I problemi dei giovani nella cinematografia contemporanea”, curata da Domenico Meccoli. Attualmente si svolge solitamente tra dicembre e gennaio. Poco prima che entri in vigore il pieno inverno, si svolge anche il Festival del cinema di Salerno.

E con questo abbiamo quasi del tutto completato il quadro riguardante cosa vedere a Salerno d’inverno.

Detto ciò, però, sorge spontanea una domanda: cosa vedere vicino a Salerno invece? La provincia è ricca di feste e sagre eccezionali. Dove il folklore, la cultura, la tradizione e la valorizzazione dei prodotti locali spopolano. È il caso, ad esempio, della sagra dell’olio d’oliva che si tiene a dicembre ad Albanella.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. La nostra guida su cosa fare a Salerno d’inverno adesso è davvero completa ed esaustiva in tutte le sue parti. A questo punto, non ci rimane che augurarti di trascorrere un buon inverno a Salerno. Senza dimenticare, se sei iscritto all’università, di studiare per la sessione invernale.

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Come diventare dirigente sanitario: studi e possibilità

Sei un medico o uno studente di medicina e vuoi scoprire come diventare dirigente sanitario?

Allora abbiamo un’ottima notizia per te: sei nel posto giusto. In questo articolo, infatti, approfondiremo proprio questo interessante argomento. A partire dalle competenze e dagli studi che deve avere alle spalle l’aspirante dirigente infermieristico, medico o sanitario che sia. Dalla gestione delle risorse umane alle conoscenze e le qualifiche di natura medica. Ma vedremo anche di cosa si occupa e chi nomina il direttore sanitario dell’azienda sanitaria.

Vuoi saperne di più? Molto bene, allora non perdiamo tempo ed entriamo subito nel merito del discorso. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – Innovation Manager: chi è, cosa fa e quali competenze deve avere

Dirigente sanitario: chi è e come diventarlo

Nei paragrafi che seguono cercheremo dunque di fare luce su chi è come diventare dirigente sanitario, cercando di barcamenarci all’interno delle normative in merito. Buona lettura.

Differenza tra primario e direttore sanitario

Per comprendere pienamente come diventare dirigente sanitario, occorre fare chiarezza riguardo ciò a cui ci riferiamo.

Secondo quanto riportato su Wikipedia, che cita a sua volta autorevoli fonti come Direzione sanitaria – Funzioni e responsabilità del Direttore Sanitario di Antonella Agnello:

«Il direttore sanitario in Italia è un medico che fornisce guida, direzione, supervisione e qualità assicurativa ad una struttura sanitaria, come ad esempio un ospedale.

Il direttore sanitario è il responsabile ultimo dell’assistenza sanitaria ai pazienti e del coordinamento del personale sanitario operante nella struttura».

A volte, però, si tende a fare confusione tra questa figura e quella del primario. Secondo la stessa enciclopedia, però:

«Un primario, noto anche in medicina come dirigente di secondo livello o responsabile di unità operativa, è un medico, che ha la responsabilità di un reparto, ovvero una posizione dirigenziale, presso un ospedale o un’altra istituzione.

In molte istituzioni, specie anglosassoni, è il titolo del medico più anziano (chief physician). Nel sistema sanitario nazionale italiano il primario è generalmente responsabile di questioni mediche ed è il superiore di altri medici, personale infermieristico e specializzandi, che frequentino il reparto di cui è figura di riferimento.

Attualmente si accede alla carica di primario per regolare concorso, ma non è più necessario averne preventivamente l’idoneità».

In sintesi, possiamo dunque affermare che al direttore sanitario spetta la direzione dell’ospedale, la vigilanza sul personale, l’organizzazione tecnico-sanitaria, la supervisione del livello igienico-sanitario dei servizi erogati e l’eventuale azione disciplinare. Mentre il primario ha la responsabilità di un reparto.

Se invece avessimo parlato di come diventare dirigente medico di primo livello, avremmo fatto riferimento al classico medico ospedaliero che coadiuva il primario nello svolgimento dei suoi compiti.

Come lavorare in direzione sanitaria: normativa di riferimento

I riferimenti normativi da tenere in considerazione in merito a come diventare dirigente sanitario sono principalmente cinque:

  1. Il Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 “Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421” ed in particolare gli artt. 15 e 16- quinquies (introdotto dall’art. 14, comma, 1, del Decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 e modificato dall’art. 8, comma 3, lett. a) del decreto legislativo n. 254/2000);
  2. Decreto del Presidente della Repubblica del 10 dicembre 1997, n. 484 avente ad oggetto: “Regolamento recante la determinazione dei requisiti per l’accesso alla direzione sanitaria aziendale e dei requisiti e dei criteri per l’accesso al secondo livello dirigenziale per il personale del ruolo sanitario del Servizio Sanitario Nazionale” ed, in particolare, l’art. 7;
  3. Il Decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, recante norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche;
  4. L’Accordo interregionale sulla formazione manageriale approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome in data 10 luglio 2003;
  5. L’art. 1 della determina della Commissione Nazionale per la formazione continua del 13 luglio 2013;
  6. Lo Schema di decreto legislativo di attuazione della delega di cui all’articolo 11, comma 1, lettera p) della legge 7 agosto 2015, n. 124.

Quest’ultimo prevede un articolo specifico dedicato alle nuove disposizioni per il conferimento dell’incarico di direttore sanitario, direttore amministrativo e, ove previsto dalle leggi regionali, di direttore dei servizi socio-sanitari delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale. Andiamo a conoscerle nel dettaglio nel prossimo paragrafo.

Disposizioni per il conferimento dell’incarico di direttore sanitario

dirigente sanitarioCome diventare dirigente sanitario, o quantomeno chi e come lo nomina, lo esplicita l’articolo 4 del suddetto schema di decreto legislativo di attuazione della delega della legge numero 124 del 2015.

Secondo questo articolo, il direttore generale nomina il direttore sanitario, quello amministrativo e, ove previsto dalle leggi regionali, anche il direttore dei servizi socio sanitari. Il tutto attingendo obbligatoriamente agli elenchi regionali di idonei, anche di altre regioni, appositamente costituiti, previo avviso pubblico e selezione per titoli e colloquio. Questi ultimi devono essere effettuati da una commissione nominata dalla regione formata da esperti di comprovata professionalità e competenza nelle materie oggetto degli incarichi, rappresentanti di istituzioni scientifiche qualificate. Senza comportare nuovi o ulteriori oneri per la finanza pubblica.

Requisiti per diventare direttore sanitario

Come puoi immaginare, per arrivare a ricoprire cariche specialistiche e delicate, come diventare dirigente sanitario, non è possibile improvvisarsi, ma occorre studiare.

Secondo il decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229 e modificato dall’art. 8, il direttore sanitario deve infatti essere in possesso della specializzazione in una delle discipline dell’area di sanità pubblica o deve aver svolto per almeno cinque anni attività di direzione tecnico-sanitaria in enti o strutture sanitarie pubbliche o private. Le funzioni del direttore sanitario nelle strutture monospecialistiche ambulatoriali e di ricovero possono essere svolte anche da un medico in possesso della specializzazione nella disciplina cui afferiscono le prestazioni svolte.

Per quanto riguarda, invece, gli ambulatori che svolgono esclusivamente attività di medicina di laboratorio, il ruolo di direttore sanitario può essere ricoperto, per quanto di competenza, anche da un direttore tecnico in possesso di laurea specialistica in biologia o chimica, purché specializzato o in possesso di un esperienza di almeno cinque anni di nomina direttore sanitario in struttura privata o pubblica alle spalle.

Cosa studiare per diventare dirigente sanitario

Dedichiamo la conclusione di questa guida su come diventare dirigente sanitario, agli studi consigliati per acquisire, ampliare o perfezionare le competenze necessarie per operare in questo settore.

Fortunatamente in questo ambito, Unicusano rappresenta una vera e proprio eccellenza. In particolare grazie ai master universitari di I e II livello previsti per l’area Medico Sanitaria. In questo caso, te ne suggeriamo tre in particolare:

  1. Management sanitario. Master di II livello che si propone di formare professionisti in grado di pianificare, organizzare, dirigere e monitorare le attività di una struttura sanitaria complessa attraverso il coordinamento di risorse umane opportunamente formate e motivate. Il tutto attraverso le più avanzate tecniche e metodologie;
  2. Gestione del coordinamento nelle professioni sanitarie. Master di I livello in grado di trasmetterti le necessarie competenze di economia sanitaria e di organizzazione aziendale utili all’organizzazione dei servizi e alla gestione delle risorse umane e tecnologiche, nonché i metodi e gli strumenti della ricerca nell’area dell’organizzazione dei servizi sanitari;
  3. Management delle cure primarie e territoriali. Altro ottimo master di I livello che ha come finalità principale la formazione e l’aggiornamento, in linea con le recenti richieste di mercato, di figure professionali esperte nel settore dell’assistenza territoriale ed in possesso di competenze avanzate di tipo clinico-assistenziale e organizzativo-gestionale.

Ma questi sono solo alcuni dei corsi previsti nella nostra ampia offerta formativa. Per consultare l’elenco completo ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it. Per maggiori info su iscrizioni è possibile anche inviare una e-mail a infomaster@unicusano.it o telefonare allo 0645678363.

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Cosa vuol dire resilienza e in che modo può aiutarti nella vita

Sai bene cosa vuol dire resilienza?

Se vuoi capirne un po’ di più sul significato di questo termine e sul valore determinante che la resilienza può assumere nella vita per non sentirsi inadeguati, non occorre essere psicologi famosi, ma basta leggere questo articolo.

Nei prossimi paragrafi, infatti, metteremo a tua completa disposizione una vera e propria guida su come e perché essere resilienti. A cominciare dalle basi: etimologia del termine, significato, sinonimi e approfondimenti sui vari campi di applicazioni e sulle qualità necessarie per esercitare questa capacità. Senza tralasciare, in conclusione, l’aspetto motivazionale che deve necessariamente fare leva sulla psiche umana per rafforzare la propria resilienza. Insomma, non abbiamo intenzione di farci mancare proprio nulla. Provare, o meglio leggere, per credere.

Cosa ne dici, abbiamo stuzzicato la tua curiosità e la tua sete di sapere? Molto bene, allora partiamo subito alla scoperta di cosa significa resilienza. Buona lettura.

Cosa significa resilienza: tutto quello che devi sapere

Spesso si fa confusione tra resilienza e resistenza. Ma mentre per quest’ultima si intende la capacità di resistere ad uno sforzo prolungato, la resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Questo suggestivo significato viene declinato in diversi settori: dalla resilienza in ingegneria all’informatica, dall’ecologia e e la biologia al risk management, ma in particolare si fa riferimento alla resilienza mentale e psicologica. Ma di questo parleremo meglio più avanti.

Resilienza: etimologia e sinonimi

Il termine resilienza deriva dal verbo latino resilire, ovvero rimbalzare, saltare indietro. Resilienza in inglese si dice invece resilience.

Alcuni sinonimi di resilienza possono essere durezza, robustezza e solidità, anche se si tratta di termini dalle sfumature differenti, come per la già citata “resistenza”. Ad esempio una persona resiliente (o un materiale resiliente), più che opporsi o contrastare l’urto, lo ammortizza e lo assorbe, in virtù della propria forza mentale-psicologica (o delle proprietà elastiche della propria struttura).

Capito cosa vuol dire resilienza fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti procedendo spediti con il nostro approfondimento.

La resilienza applicati nei diversi settori

Che cosa vuol dire resilienza se declinata nei vari settori che abbiamo accennato in precedenza? Ecco un beve schema riassuntivo dei cinque principali campi di applicazione:

  1. Resilienza in psicologia. Essere in grado di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici;
  2. Ingegneria. Capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione elastica;
  3. Informatica. Possibilità di un sistema di adattarsi alle condizioni d’uso e di resistere all’usura in modo da garantire la disponibilità dei servizi erogati;
  4. Ecologia e biologia. Qualità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato
  5. Risk management. Forza intrinseca di un sistema di modificare il proprio funzionamento prima, durante e in seguito ad un cambiamento o ad una perturbazione, in modo da poter continuare le operazioni necessarie sia in condizioni previste che in condizioni impreviste.

Come detto, la resilienza che maggiormente ci interessa in questo articolo è quella relativa alle persone resilienti e dunque alla sfera psicologica.

Resilienza: significato dizionario italiano

Per entrare ancor più nel dettaglio di cosa vuol dire resilienza in psicologia, citiamo quanto riportato sul dizionario e sull’enciclopedia Treccani, che definisce così il significato del termine in questo specifico ambito:

«Capacità di reagire a traumi e difficoltà, recuperando l’equilibrio psicologico attraverso la mobilitazione delle risorse interiori e la riorganizzazione in chiave positiva della struttura della personalità.

L’estensione dell’accezione del termine dal campo delle scienze fisiche e ingegneristiche è stata operata dal neuropsichiatra francese B. Cyrulniksviluppando la teoria dell’attaccamento elaborata da J. Bowlby, secondo il quale una positiva relazione madre-figlio aiuterebbe il bambino a sviluppare risorse interiori, quali la sicurezza e la fiducia in sé stesso, in grado di proteggerlo da separazioni ed eventi traumatici.

La teoria della plasticità psichica cui il termine fa riferimento è stata compiutamente esposta da Cyrulnik nel saggio Un merveilleux malheur».

resilienzaMentre Wikipedia, facendo riferimento ad autorevoli fonte del settore, aggiunge che si può concepire la resilienza come una funzione psichica, che si modifica nel tempo in rapporto all’esperienza, al vissuto e, soprattutto, al modificarsi dei processi mentali che ad essa sottendono.

In virtù di questo, si distinguono capacità resilienti di tre tipi:

  1. Istintive. Presenti soprattutto nel corso dei primi anni di vita, quando i processi mentali sono dominati da egocentrismo e senso di onnipotenza;
  2. Affettive. Rispecchiano la maturazione affettiva, il senso dei valori, il senso di sé e la socializzazione;
  3. Cognitive. Quando il soggetto può utilizzare le capacità intellettive simbolico-razionali.

Sono dunque soggetti resilienti coloro i quali che riescono, anche contro ogni previsione e circostanza avversa, a fare fronte in maniera efficace al dolore o alle delusioni, riuscendo a metabolizzare e magari anche a trarre nuovo slancio dalle avversità.

Resilienza: frasi, citazioni e aforismi

Ed eccoci quasi giunti alla conclusione della nostra guida su cosa vuol dire resilienza. Ma prima di lasciarti, vogliamo regalarti una raccolta di frasi incoraggianti proprio su questo tema. Un bel mix di 13 aforismi sulla volontà, frasi motivazionali, citazioni importanti sull’importanza di saper ricominciare senza farsi stritolare dagli eventi negativi.

  1. «La resilienza non è solo la voglia di sopravvivere a tutti i costi, ma anche la capacità di usare l’esperienza maturata in situazioni difficili per costruire il futuro» (Andrea Fontana);
  2. «Ciò che non ti uccide ti rende più forte» (Friedrich Nietsche);
  3. «Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti» (Trilussa);
  4. «Trovare un senso, un significato rende molte cose sopportabili, forse tutte quante diventano sopportabili» (Carl Gustav Jung);
  5. «Una buona metà dell’arte di vivere è resilienza» (Alain de Botton);
  6. «Il mondo ci spezza tutti quanti, ma solo alcuni diventano più forti là dove sono stati spezzati» (Ernest Hemingway);
  7. «Per la persona resiliente, qualsiasi sconfitta, anche se genera inevitabilmente della frustrazione, viene vista come un’opportunità per apprendere e migliorare» (Pietro Trabucchi);
  8. «La resilienza non è fissità, ma movimento dialettico. Resilienza significa saltare indietro, in modo da prendere la rincorsa e, di slancio, superare l’ostacolo» (Francesco Botturi);
  9. «Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi» (Vince Lombardi);
  10. «Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo» (Lucio Anneo Seneca);
  11. «Il fallimento è una parte della vita. Il successo non ti insegna niente, ma il fallimento ti insegna la resilienza. Ti insegna a prendere te stesso e a riprovare» (Sarah Morgan);
  12. «Hanno cercato di seppellirmi, ma non sapevano che io sono un seme» (proverbio messicano);
  13. «La resilienza, che permette di tornare a vivere, associa la sofferenza al piacere di trionfare» (Boris Cyrulnik).

E con questo la guida Unicusano su cosa vuol dire resilienza è davvero completa.

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Cos’è e a cosa serve l’ingegneria geotecnica

Sai cos’è l’ingegneria geotecnica?

Se stai cercando informazioni in merito, ecco subito una buona notizia per te: in questo momento ti trovi nel posto giusto al momento giusto. In questo articolo, infatti, approfondiremo propria questa tematica. In primo luogo per saperne di più sulle indagini geotecniche e sulle relative opere geotecniche.

Ciò di cui ci occuperemo, però, non finisce qui. All’interno di questo articolo troverai anche una vera e propria guida su come diventare geotecnico, uno dei lavori emergenti nell’ambito dell’ingegneria ambientale e civile in particolare.

Cosa ne dici, ti abbiamo incuriosito? Allora non perdiamo tempo in chiacchiere ed entriamo subito nel merito di questo interessante tema.

Tutto quello che devi sapere sulla geotecnica

Nei paragrafi che seguono, dunque, andremo ad approfondire cos’è l’ingegneria geotecnica, perché è importante, di cosa si occupa e come specializzarsi in questo settore. Se l’argomento ti interessa, non perderti questa analisi approfondita su tutto ciò che c’è da sapere in merito. Buona lettura.

LEGGI ANCHE – Metodo scientifico sperimentale: cos’è e in che consiste.

Cos’è la geotecnica: significato

Iniziamo questo viaggio alla scoperta dell’ingegneria geotecnica partendo dalle basi. Ovvero dalla definizione del termine.

Per fare questo, prendiamo come riferimento iniziale un estratto di quanto riportato su Wikipedia, che a sua volta cita autorevoli fonti di settore. Secondo la nota enciclopedia online:

«L’ingegneria geotecnica è una branca dell’ingegneria civile che si dedica allo studio e alla progettazione delle opere che interagiscono con i terreni. Tali opere possono essere autonome (muri di sostegno, gallerie, dighe in terra), oppure possono costituire una parte di organismi più complessi (fondazioni, ancoraggi).

Le materie inerenti a questo ambito professionale sono la geologia stratigrafica, la meccanica delle terre, la meccanica delle rocce, le fondazioni superficiali, le fondazioni profonde, il dewatering ed altre ancora».

Da qui possiamo già evincere che la geotecnica si pone tra l’ingegneria geologica, quella strutturale e quella idraulica.

Ma per essere ancora più precisi e plurali nel riferimento alle fonti, vediamo anche quanto indicato dall’autorevole enciclopedia Treccani, che descrive così la geotecnica:

«Disciplina che tratta il comportamento delle terre nella loro sede naturale (terreni) e pertanto si occupa dei problemi connessi alla progettazione, alla costruzione e al comportamento di tutti i vari tipi di opere in terra, come fondazioni, dighe, rilevati, argini, gallerie ecc».

La stessa Treccani, inoltre, specifica anche che la soluzione dei problemi geotecnici è legata principalmente a tre aspetti:

  1. Le condizioni del terreno e dell’acqua nel terreno;
  2. Il comportamento del terreno considerato come un sistema di particelle;
  3. La meccanica applicata al terreno.

Tutto chiaro fin qui? Molto bene, allora andiamo avanti spediti alla scoperta di cos’è e a cosa serve l’ingegneria geotecnica.

Geotecnica: libri consigliati

Adesso che abbiamo definito cos’è l’ingegneria geotecnica e di cosa si occupa, vogliamo suggerirti alcuni testi utili da leggere per approfondire l’argomento.

  1. Progettazione e relazione geotecnica, di Piergiuseppe Froldi. Testo riflessivo e discorsivo, ottimo soprattuto per approcciarsi alla materia, in quanto non eccede volutamente in approfonditi tecnicismi e presenta numerose schede applicative di approfondimento;
  2. L’indagine geotecnica, di Maurizio Tanzini. Una premessa fondamentale per lo sviluppo di un buon progetto in grado di perseguire la costruzione dell’opera a regola d’arte;
  3. Fondamenti di geotecnica, di Riccardo Berardi. Nel testo è data enfasi alla particolare caratteristica che differenzia la risposta meccanica del terreno da quella di altri materiali tipici dell’Ingegneria Civile;
  4. Gallerie – Aspetti geotecnici nella progettazione e costruzione, di Maurizio Tanzini. Descrive il complesso iter progettuale con particolare riferimento agli aspetti geologici e alla caratterizzazione geotecnica e geomeccanica;
  5. Geotecnica sismica, di Angelo Silvio Rabuffetti. Volume molto utile per approfondire gli argomenti relativi alla meccanica dei terreni in campo sismico;
  6. Manuale del geotecnico, di Maurizio Tanzini. Fornisce un’ampia panoramica sui principi della meccanica dei terreni e delle rocce e sull’attuale stato dell’arte dell’ingegneria geotecnica con riferimento alle più aggiornate normative italiane ed europee;
  7. Esercizi di geotecnica, di Guido Gottardi e Laura Tonni. Volume che raccoglie problemi ed esempi generalmente proposti quali temi d’esame negli insegnamenti di base di questa disciplina;
  8. Manuale di progettazione geotecnica, di Angelo Silvio Rabuffetti. Fornisce linee-guida a chi costruisce fondazioni, dall’acquisizione dei dati fino alle applicazioni pratiche riguardanti ad esempio spinta delle terre o palificazioni;
  9. Progetti e calcoli di geotecnica con Excel, di Marco Mancina e Roberto Nori. Fornisce fogli di calcolo e strumenti per soddisfare ogni esigenza progettuale.
  10. Ingegneria geotecnica e geologia applicata, di Faustino Cetraro. Affronta moderni problemi delle costruzioni  interrate e non, come l’obbligo delle verifiche sismiche.

Senza contare le diverse guide geotecnica pdf scaricabili sul web.

Cosa studiare per diventare ingegnere geotecnico

indagini geotecnicheA questo punto ti starai probabilmente chiedendo se esistono corsi inerenti l’ingegneria geotecnica all’Università.

Fai bene. Perché leggere semplicemente un libro, seppur autorevole, ma senza una vera guida, può darti un’infarinatura sul tema, non certo specializzarti. Per riuscire in questo compito, invece, può aiutarti Unicusano che in questo settore rappresenta una vera e propria eccellenza.

Tra le lauree in ingegneria previste nel ricco piano formativo della nostra Università, quelli più utili alla causa geotecnica sono certamente il Corso di Laurea triennale in Ingegneria Civile (L-7) – curriculum Strutture, che dedica ampio spazio alla progettazione, l’esecuzione, la gestione e il controllo di opere civili di edilizia, di infrastrutture, di opere idrauliche e di opere geotecniche.

Se invece cerchi una laurea magistrale ingegneria geotecnica, ecco la specialistica della stessa Ingegneria Civile, che offre competenze interdisciplinari relative all’interazione tra il suolo ed i sistemi di fondazione che coinvolgono la geotecnica, oltre all’elaborazione e realizzazione di un adeguato modello geotecnico per l’esame della risposta del terreno e della sua interazione con le strutture.

Si tratta di corsi erogati attraverso il sistema e-learnig, che consente di seguire le lezioni da dove vuoi, quando vuoi e senza limiti al numero di visualizzazioni consentite. Fornendoti anche sulla geotecnica dispense disponibili direttamente sulla tua piattaforma personale, così come su quella di ogni singolo studente Unicusano.

Altri corsi di ingegneria: l’offerta Unicusano

Quelli elencati finora, sono certamente i corsi più inerenti all’ingegneria geotecnica, ma sono solo alcuni di quelli che fanno parte della vastissima offerta Unicusano.

Solo per quanto riguarda l’area ingegneristica, ad esempio, segnaliamo anche i corsi di laurea triennali in Ingegneria Agroindustriale, Biomedica Industriale, Gestionale Industriale, Elettronica Industriale e Meccanica Industriale.

E poi le magistrali in Ingegneria Meccanica ed Elettronica, della durata di due anni. Per concludere con i master in Sistemi di gestione aziendale e gestione di impresa; Gestione, controllo e manutenzione dei processi industriali; Innovazione, sviluppo e gestione di reti energetiche basate su energie rinnovabili; Sicurezza delle reti informatiche.

Per consultare la lista completa dei nostri corsi, ti consigliamo di visitare l’area didattica del portale Unicusano.it.

E con questo, almeno per il momento, è tutto. Adesso la nostra guida sull’ingegneria geotecnica è finalmente completa ed esaustiva.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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